La discarica di Sant’Arcangelo all’esame della Corte europea dei diritti dell’uomo

discarica s arcangelo trimonteLa discarica commissariale di Sant’Arcangelo a Trimonte all’esame della Corte europea dei Diritti dell’uomo. Dopo anni di proteste clamorose, polemiche politiche, battaglie giudiziarie, nel piccolo centro sannita lo sguardo è da qualche mese rivolto in direzione dell’Alsazia: a Strasburgo, infatti, dove ha sede la Corte istituita nel 1959 a garanzia della Convezione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, si stanno discutendo i due ricorsi presentati a ottobre 2011 e novembre 2012 da alcuni cittadini del luogo per denunciare la violazione del diritto ad un ambiente salubre e del diritto alla salute. In particolare, i ricorrenti lamentano la violazione da parte dell’Italia degli articoli 2 e 8 della Convenzione, perché le autorità pubbliche avrebbero posto in essere una cattiva politica legislativa e amministrativa, danneggiando gravemente l’ambiente e mettendo in pericolo la salute degli stessi ricorrenti e, in generale, quella di tutta la popolazione locale. A curare l’azione legale, due avvocati sanniti: Francesco Altieri e Francesco Angeloni. E le loro argomentazioni, a quanto pare, non sono passate inosservate a Strasburgo. La Corte Europea, che nel gennaio 2012 ha già condannato il nostro Paese per l’incapacità dimostrata dalle autorità nazionali di gestire il ciclo dei rifiuti in Campania in maniera compatibile con l’ambiente e la salute dei cittadini, al fine di ottenere chiarimenti sulla questione, infatti, ha chiesto al governo italiano specifiche notizie circa gli sviluppi del processo penale pendente dinanzi al Tribunale di Benevento che ha, in ogni caso, portato alla chiusura del sito adibito a discarica. La Corte ha chiesto, inoltre, al governo, di fornire informazioni sullo stato attuale della discarica, sul suo funzionamento, sulle condizioni di sicurezza e sull’impatto ambientale, con allegazione di relativi documenti (in particolare è stata demandata una puntuale verifica circa le modalità di apertura della discarica, ovvero se è stata condotta una perizia sull’impatto ambientale e se le autorità competenti abbiano intenzione di prendere provvedimenti volti a realizzare una bonifica della zona – anche in riferimento alle due discariche già esistenti). Infine è stato chiesto al governo se vi sono, a livello nazionale, rimedi disponibili per poter denunciare i rischi alla salute ed all’ambiente derivanti dalla gestione di una discarica, in modo da poter sindacare le scelte della Pubblica amministrazione e chiedere il risarcimento del danno, in relazione al suo funzionamento ed alla sua gestione. Informazioni messe nero su bianco in una nota inviata alla rappresentanza del governo italiano a Strasburgo (ogni Stato può contare nella città alsaziana su un ufficio dell’Agente dell’esecutivo davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo) lo scorso 22 gennaio. E alla quale l’esecutivo ha replicato a maggio affermando, sostanzialmente, – spiegano gli avvocati -: che i ricorrenti avrebbero potuto proporre ricorso al TAR per lamentarsi degli effetti della discarica, prima di adire la Corte Europea. Nei giorni scorsi, poi, la controreplica degli avvocati: «Abbiamo affermato che non c’è alcuna via di ricorso interno effettiva che potesse accogliere le istanze degli interessati, come tra l’altro è stato affermato nella sentenza Di Sarno ed altri c Italia, con la quale la corte europea ha condannato l’Italia per la spazzatura in strada in provincia di Napoli». Nello specifico, a rendere vano ogni tentativo di difesa legale in Italia, sarebbe stata, è il parere dei ricorrenti, la presenza di uno stato emergenziale continuo che avrebbe reso, di fatto, difficoltoso un controllo giurisdizionale sull’operato della Pubblica amministrazione, o meglio ancora, vano qualsiasi tentativo di agire per ottenere una tutela dal punto di vista del rispetto dei diritti fondamentali. Del resto, né il ricorso al Tar né un successivo ricorso dinanzi al Tribunale di Napoli hanno sortito l’effetto di bloccare la realizzazione della discarica di Sant’Arcangelo Trimonte. Insomma, ai ricorrenti non sarebbe stata data la possibilità di lamentarsi con successo, in sede interna, delle lesioni dei propri diritti fondamentali garantiti dalla Convenzione, attraverso un rimedio giurisdizionale effettivo, proprio per i caratteri emergenziali della complessa vicenda dei rifiuti in Campania. Da qui, la scelta di ricorrere direttamente alla Corte Europea al fine di denunciare la scelta dello Stato di individuare Sant’Arcangelo Trimonte quale luogo idoneo per ospitare la discarica Commissariale. E in sede di Corte Europea, a quanto pare, c’è tutta l’intenzione di fare chiarezza su una delle questioni più discusse e spinose registrate nel Sannio negli ultimi decenni. C’è un giudice a … Strasburgo.

Fonte Otto Pagine http://benevento.ottopagine.net)