Lettera aperta del CODISAM

Lettera Aperta del Codisam 03/07/2013

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Vista l’emergenza rifiuti nella Regione Campania che dura dal 1994 e nel 2013
non è ancora finita;
Visto il D.L. 61/2007 convertito in Legge 87 del 5 luglio 2007, dove vengono
individuate 5 discariche nella  Regione Campania, tra cui quella di Sant’
Arcangelo Trimonte;
Visto il deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia Europea per la
cattiva gestione dei rifiuti in Campania nel 2010;
Vista la DGR 758 della Campania del 29/12/2011 (Assegnazione di contributi ai
comuni per la riduzione della produzione dei rifiuti e l’incremento della
raccolta differenziata), in cui si incentivano i sindaci a presentare progetti
per la riduzione dei rifiuti, stanziando € 6.999.254, in favore delle cinque
province della Campania (di questi € 413.300 sono stati assegnati alla
provincia di Benevento, per i 78 comuni di cui è composta);
Vista la seconda DGR 384 del  31/07/2012 (Metodo per il calcolo della
percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti urbani) che incentiva l’
adozione della “buona prassi dell’autocompostaggio” e afferma che la produzione
di compost, a livello familiare, rappresenta un valido sistema che premia i
cittadini virtuosi e concorre alla riduzione dei conferimenti. Inoltre tale DRG
dà la possibilità ai cittadini che trattengono l’umido tramite il compostaggio
domestico (secondo le modalità di compostiera, cumulo, letamaio) di abbattere
il quantitativo dei rifiuti e di risparmiare sulla Tarsu (attuale Tares),
innalzando la percentuale di raccolta differenziata al di sopra della soglia
prevista per legge;
Visto il Piano Regionale di Bonifica che mette in luce la presenza in alcune
discariche autorizzate, compresa quella di Sant’Arcangelo Trimonte, di rifiuti
industriali smaltiti illegalmente, oltre ai previsti rifiuti solidi urbani
(RSU);
Visto il secondo deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia Europea nel
giugno 2013 e la multa di 25mln di euro “a causa del ritardo nelle adempienze
nel ciclo di gestione dei rifiuti”;

Il CODISAM si chiede:
1.      Quanti sindaci hanno aderito alla DGR 758? E quelli che non hanno aderito
perché non l’hanno fatto?
2.      In merito alla DGR 384, quanti sindaci hanno informato in maniera adeguata
i cittadini su questa possibilità?
3.      Perchè alcuni sindaci, di fronte alla richiesta ufficiale di alcuni
cittadini di trattenere la frazione umida tramite il compostaggio domestico,
come previsto dalla DGR 384, non hanno dato risposta?

Secondo quanto scrive Antonio Marfella, tossicologo e oncologo dell’istituto
Pascale, sul sito paralleloquarantuno.it, i rifiuti si dividono in due grandi
categorie: i rifiuti urbani (RSU) di cui tutti parlano, di responsabilità e
gestione pubblica, e i rifiuti speciali e industriali, di cui nessuno parla, di
responsabilità e gestione esclusivamente privata.
E’ importante sottolineare che in Italia i rifiuti urbani rappresentano poco
meno della quinta parte dei rifiuti industriali. La creazione delle ripetute
“emergenze rifiuti” in Campania, è stata purtroppo lo strumento strategico per
riuscire a smaltire in maniera illegale i rifiuti industriali, tossici e
velenosi, in gran parte provenienti dal “virtuoso Nord” (vedi “Intervista
Ceglie” di T Avvenire – Youtube).  Alla luce di quanto esposto, il CODISAM
propone di affrontare il problema rifiuti con un occhio diverso, avendo la
consapevolezza che tutto ciò che produciamo è recuperabile e che, in realtà, il
concetto di “rifiuto”non dovrebbe esistere. Meglio sarebbe parlare del concetto
di “materia prima seconda”, ovvero tutto ciò che è costituito da scarti di
lavorazione delle materie prime, oppure da materiali derivati dal recupero e
dal riciclaggio dei rifiuti. Di conseguenza, attuando un’accurata raccolta
differenziata, il materiale residuo non dovrebbe essere più sversato in
discariche o inceneritori, ma potrebbe essere rimesso in circolo: un esempio
magistrale è proposto dall’esperienza di Vedelago (TV) e di Ponte nelle Alpi
(BL), dove anche i pannolini diventano plastica e cellulosa. Se si riuscisse ad
attuare una seria politica di gestione dei rifiuti basata sulla riduzione della
materia prima utilizzata, sulla raccolta, il riciclo e il riuso e finalizzata
all’eliminazione del residuo, cadrebbero i presupposti per le continue
emergenze rifiuti, per la continua ricerca di siti da adibire a discariche o
inceneritori, e cadrebbe la possibilità di smaltire in maniera illegale i
rifiuti industriali.
Il CODISAM, vittima insieme alla popolazione di Sant’Arcangelo Trimonte di
questa situazione, chiede alle istituzioni e ai cittadini di partecipare a
questo percorso di “liberazione dai rifiuti”, un problema di cui tra qualche
anno si vedranno gli esiti in termini di malattie gravi e tumori. E’ chiaro che
è dovere istituzionale e di cittadino salvaguardare l’ambiente e la salute:
porre fine a questa pratica incivile significa sgravare i nostri figli dalla
triste realtà sanitaria che gli si presenterà.
Sant’Arcangelo Trimonte sta già pagando gli effetti di questa mala gestione
del problema rifiuti: il CODISAM è preoccupato che altri comuni si possano
trovare nella stessa situazione. Ancora oggi, dopo sei anni di attività, il
CODISAM continua a portare avanti una campagna di sensibilizzazione e di
informazione sulle problematiche su esposte e si augura che la difesa della
salute e dell’ambiente non debba più essere solo appannaggio di un comitato, ma
obbligo morale di ogni cittadino e delle istituzioni.
Può darsi che non siate responsabili della situazione in cui vi trovate, lo
diventerete se non fate nulla per cambiarla (Martin Luther King).

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