Discarica S.Arcangelo Trimonte, due avvisi di garanzia. Accuse pesanti, terreno disastrato

discarica s arcangelo trimonteInquinamento del suolo, del sottosuolo e delle acque, mancato avvio di interventi di messa in sicurezza per la salvaguardia dell’area, mancata copertura con teli impermeabilizzati dei rifiuti e degli accumuli di percolato, mancata prevenzione su movimenti franosi e su relativo inquinamento. Accuse pesanti quelle mosse dal Tribunale di Benevento che ieri ha provveduto alla chiusura delle indagini preliminari dell’inchiesta condotta dal pm Clemente per l’inquinamento della discarica di S.Arcangelo Trimone in località Nocecchie. Due gli avvisi di garanzia, indirizzati a Marco Leone e Bernardino Filipponi, rispettivamente responsabile tecnico dell’impianto regionale di S.Arcangelo Trimonte e amministratore unico della “Daneco Impianti”, azienda che si occupa appunto della gestione dell’invaso aperto tra mille contestazioni e perplessità nel giugno 2008 per ovviare all’ennesima emergenza rifiuti che aveva colpito Napoli e la Campania. La notizia è stata riportata stamane sulle colonne de “Il Sannio Quotidiano” che parla di un’inchiesta “ad ampio nella quale risultano indagate altre persone per la questione ambientale e per le vicende legate ad aspetti amministrativi correlati alla nascita ed alla gestione dell’impianto”.

IL SEQUESTRO DELLA FORESTALE NEL MARZO DEL 2011
Il 18 marzo del 2011, il Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale (NIPAF) del Corpo Forestale dello Stato di Benevento diedero esecuzione al provvedimento di sequestro preventivo della discarica commissariale di Sant’Arcangelo Trimonte, emesso dal Giudice delle Indagini Preliminari, presso il Tribunale di Benevento. Un’azione scaturita a seguito di una lunga ed intensa attività di indagine svolta dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato che portò alla luce l’inquinamento causato dall’illecito smaltimento del percolato prodotto all’interno della discarica, nonchè il pericolo di frana e di disastro ambientale, poiché non sono stati eseguiti i lavori richiesti dalle prescrizioni contenute nelle relative autorizzazioni. Come recitò all’epoca il comunicato della Forestale, “al fine di evitare che gli illeciti riscontrati possano portare ad un maggiore grave danno per l’ambiente e rischio per la salute pubblica, tenuto conto anche del probabile inquinamento del fiume Calore, cui il percolato giunge attraverso il vallone ‘Pozzano’, si è provveduto ad apporre i sigilli alla discarica commissariale a cui giungono i rifiuti della provincia di Benevento ed occasionalmente anche dalla provincia di Napoli”. Qualche mese dopo, nel luglio del 2011, “Il Quaderno.it” realizzò un servizio dedicato proprio alla situazione della discarica di S.Arcangelo Trimonte. Una questione lunga e datata, con vari passaggi e colpi di scena: le foto scattate all’epoca consegnavano alla cittadinanza locale e non solo, un impianto colabrodo con forti ripercussioni per tutta la comunità.

SAMTE: ‘INIZIATIVE ANCHE DA PARTE NOSTRA’. CODISAM: ‘FIDUCIA NELLA MAGISTRATURA’
“Siamo alla chiusura di indagini preliminari – ha commentato il presidente della Samte, Giovanni Zarro, la società della Provincia di Benevento chiamata a governare il ciclo dei rifiuti nel Sannio- ad ogni modo le azioni della Magistratura, se verificate, sono molto giuste ed opportune”. Poi la notizia: “Anche noi, come società Provinciale, abbiamo da qualche tempo assunto delle iniziative al riguardo subito dopo il 28 aprile quando la Corte di Cassazione ha respinto la richiesta di dissequestro della discarica”. Secondo Zarro i problemi della discarica di S.Arcangelo sono molteplici: “Prima di tutto c’è da considerare l’individuazione del sito. Una scelta che fu quanto mai inopportuna ed infelice. Poi è contestabile il tipo di struttura realizzata, infine c’è il problema gestionale della stessa”. C’è poi chi si è battuto da sempre contro la realizzazione della discarica di S.Arcangelo Trimonte. Parliamo del Codisam, il comitato locale in prima linea: “Ho tanta fiducia nell’operato della Magistratura – ha detto al nostro portale il presidente Nicola Colangelo – e spero che sia fatta giustizia. Le responsabilià sono tante”. Colangelo, ancora una volta, rivendica la posizione del Codisam: “La nostra non è mai stata una battaglia di parte – ha aggiunto – è sotto gli occhi di tutti che una discarica di queste proporzioni non potevamo farla in quel sito. E’ un disastro vero e proprio ed il fatto che i sigilli del sequestro, dal 2011 ad oggi, non sono mai stati rimossi, la dicono lunga. In piena emergenza rifiuti siamo stati presi per pazzi, ora tutti convergono con noi ma è già troppo tardi. E’ stata tirata su una creatura dove proprio non si poteva, ora siamo preoccupati degli eventi franosi e dell’inquinamento dei pozzi agricoli che si trovano nelle campagne all’esterno dell’impianto. Con la Provincia abbiamo fatto tempo fa un primo monitoraggio delle falde acquifere per constatare se le sostanze tossiche o le componenti di benzene hanno raggiunto i pozzi. Poi c’è da considerare il problema relativo alla frana di alcuni lotti. Sono stati spesi fior di milioni in cemento armato per alzare ben quattro palificate. Oggi mi tocca ribadire, ancora una volta, le stesse cose”. (Fonte ilquaderno.it)

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