Caldoro tra pasticcini, rifiuti industriali e CUPpini

VIDEO. L’oncologo Marfella: “In Campania si producono tonnellate di rifiuti industriali ma non esiste nessuna discarica per materiali speciali o nocivi. Dove finiscono queste sostanze?”

 

di Emilio Fabozzi

video Alessandro Paolo Lombardo

«In Campania si producono circa 15 mila tonnellate al giorno di rifiuti industriali. A questa già consistente quantità, vanno aggiunte le circa 1.000 tonnellate quotidiane di rifiuti industriali che importiamo, regolarmente registrate, da fuori regione. Nonostante queste grandi quantità di rifiuti speciali e pericolosi, in tutto il territorio regionale non esiste una sola discarica per rifiuti industriali e pericolosi. Dove finiscono dunque queste sostanze?»

E’ la domanda che si fa il dottor Antonio Marfella, noto tossicologo e oncologo dell’ospedale Pascale di Napoli, che abbiamo contattato telefonicamente. Secondo Marfella il continuo dibattito sui rifiuti urbani costituirebbe solo un paravento per nascondere il vero dramma della gestione rifiuti in Campania che è invece relativo allo smaltimento dei rifiuti industriali. Rifiuti che nessuno sa dove vadano a finire perché non sono monitorati in maniera puntuale attraverso un sistema satellitare di tracciamento come il SISTRI, di cui si continua a prorogare l’entrata in vigore, e che con ogni probabilità sono occultati illecitamente in discariche urbane, in terreni privati o demaniali. Addirittura in aree d’interesse archeologico e storico-artistico, suggerisce Marfella

E’ sui rifiuti industriali che si gioca il grande affare delle organizzazioni criminali. L’importanza della questione e il rischio sanitario nazionale ci hanno spinto ad intervistare il governatore della Campania Stefano Caldoro proprio in occasione dell’inaugurazione del nuovo CUP dell’ospedale Rummo di Benevento. Marfella ce lo ha detto chiaramente: «Anche a Benevento ci sono delle situazioni di criticità, come la radioattività di Casalduni o l’anomala concentrazione di linfomi tra i lavoratori delle campagne». Rischiando di passare per dei guastafeste, interrompendo i brindisini e i pasticcini, abbiamo dunque rivolto qualche domanda al Presidente Caldoro, stropicciando l’ospite importante del gran galà.

 

A noi l’inaugurazione del nuovo settore per le prenotazioni all’ospedale Rummo è sembrata  proprio l’occasione giusta per fare delle domande sul continuo sversamento sul nostro territorio di tonnellate di rifiuti provenienti per la stragrande maggioranza da Napoli e relative alla sua disastrosa gestione, in zone come quella di Sant’Arcangelo Trimonte, chiaramente inadatte, deturpate dalle conseguenze di scelte sbagliate proprio della Regione Campania. Anche perché se ci saranno conseguenze alla salute per lo smaltimento dei rifiuti, i cittadini sanniti con ogni probabilità passeranno proprio per il CUP del Rummo. Quello per la cui apertura stavano brindando. Quale occasione più appropriata dunque?

 

A Caldoro, abbiamo chiesto anche spiegazioni sulla recente deliberazione della Giunta Regionale della Campania (la n. 91 del 06/03/2012) in cui si stabilisce d’inserire nel Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Urbani che «gli impianti di trattamento termico dei rifiuti solidi urbani, previsti nel presente piano (…) non possono essere ubicati nelle aree classificate come zone di risanamento ai sensi del vigente Piano Regionale di Risanamento e Mantenimento della Qualità dell’Aria». Per l’individuazione di queste zone però, come ci spiega il geologo Roberto Pellino, la Regione stranamente prende in considerazione tutti i vincoli (vincoli per attività idrotermali, di rispetto archeologico, ecc…) tranne forse il più importante relativo al vincolo per rischio sismico.

Ne consegue che proprio le province maggiormente esposte al rischio sismico, Avellino e Benevento, sono anche quelle individuate per larga parte come “zone di mantenimento” dove è quindi possibile, a differenza delle altre (zone di risanamento), realizzare inceneritori. Ah, non parlate di inceneritori con Caldoro, altrimenti se ne risente (un po’ come le famose banane palermitane del film di Benigni Johnny Stecchino): «Termovalorizzatori… si dice termovalorizzatori». Bruciano monnezza e fanno male alla salute ugualmente, ma vuoi mettere lo chic?

(Fonte bmagazine.info)

Annunci

One thought on “Caldoro tra pasticcini, rifiuti industriali e CUPpini

  1. é un problema serio questo, un grosso danno alla salute, e poi ci chiediamo come mai c’è tanta gente malata di tumori??? è evidente che influisce moltissimo alla salute.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...