Sant’Arcangelo Trimonte gravido di rifiuti, paure e puzzo. I timori del Codisam

Dal Quaderno Settimanale – La discarica tormenta, a distanza di un anno. Il Codisam (Comitato difesa salute e ambiente, nella foto alcuni dei suoi membri) del paese ha denunciato poche settimane fa la presenza di sostanze nocive nel sottosuolo del sito di Contrada Nocecchia: un anomalo superamento dei valori di anilina e p-toluidina emerso da alcune analisi dell’Arpac (ente regionale di monitoraggio ambientale). Ma è il direttore, Vincenzo Mataluni, a respingere le accuse: “I dati risalgono a dicembre, un nuovo ciclo di maggio e luglio non conferma la presenza degli elementi tossici”. Un cineasta di San Giorgio del Sannio, intanto ha appena finito di realizzare un cortometraggio per richiamare l’attenzione sull’emergenza ambientale del sito.
codisam

Mataluni possiede la formazione professionale necessaria. Si occupa da tempo di discariche. Prima Tre Ponti a Montesarchio, poi Serra Pastore a San Bartolomeo. Oggi, Sant’Arcangelo: “Ritengo che non ci siano ditte così serie come la Daneco per la gestione di una discarica – ha dichiarato al Quaderno -. Estrema è l’attenzione con la quale seguono i lavori. Appena suggeriamo dei rilievi, infatti, la ditta è immediatamente operativa e fa anche più di quello che chiediamo. Lo dico con cognizione di causa, perché non c’è paragone con la gestione della Fibe (di una precedente discarica regionale del paese). Ci volevano le forche per analizzare le problematiche… Ora è tutt’altra cosa”.

L’Arpac ha eseguito una prima indagine appena costruita l’attuale discarica: il cosiddetto esame del bianco. I rilievi effettuati, successivamente, vengono paragonati ai dati iniziali per verificare eventuali anomalie. Gli ulteriori sondaggi vengono realizzati secondo il Piano Sorveglianza e Controllo (PSC) previsto dal decreto legislativo 36 sulle discariche. Il gestore deve compiere analisi periodiche e l’Arpac prende un’aliquota del campione per metterlo in relazione. Le ultime sono state compiute a maggio e poi luglio 2009.

“I risultati non confermano più il dato allarmante di cui parla il Comitato – ha assicurato Mataluni –“. Dalle analisi dello scorso dicembre, erano emersi dei valori sballati di alcune sostanze altamente tossiche in un particolare punto della discarica.

Il presidente del Codisam, Nicola Colangelo, tuttavia, ancora preoccupato, con durezza, ha affermato: “Il sito necessitava e necessita tuttora di una decisiva bonifica per tutelare e salvaguardare la salute dei cittadini, non di un mega sversatoio, il cui nefasto impatto ambientale sta producendo già i suoi frutti. Come dimostrano le prime analisi effettuate dall’Arpac”.

Ma come sono strutturate le indagini? Si installano dei cosiddetti pozzi spia che arrivano in profondità, fino al livello base dell’invaso. I rilevatori sono stati collocati in vari punti del sito. In caso di falla nel telo di contenimento, il piezometro rileva la fuoriuscita di percolato. “A dicembre abbiamo redatto una relazione – ha spiegato ancora il direttore dell’Arpac – nella quale si evidenziava la presenza di aniline (sostanze tossiche che fanno parte del gruppo delle ammine) solo in uno pozzi rilevatori, quello posto in cima al Lotto 1 (la parte più alta della discarica). Se fosse uscito del liquido contaminato, avrebbe sicuramente intaccato anche gli altri serbatoi posizionati a valle dell’invaso”.

La legge, comunque, non prevede controlli sulle ammine, è stato lo stesso Mataluni a prescrivere gli esami per maggiore precauzione. A primavera sono poi state effettuate nuovamente le stesse analisi, basate su un centinaio di parametri. Anche la Daneco le ha realizzate e ha provveduto a introdurre il procedimento delle ammine nonostante non sia previsto dal Piano. Lo faranno anche in occasione di future verifiche. “Il gestore ha confermato lo stesso dato: nessuna anomalia è stata registrata in base agli studi di maggio. Se fossero emersi ancora gli stessi sbalzi di parametri, allora, avremmo attivato una procedura di allerta – ha chiosato il numero uno dell’Arpac -”.

Nessun problema quindi, per Mataluni, perché il fenomeno inquinante avrebbe dovuto interessare tutti i pozzi spia a causa della pendenza del terreno. Ma il Codisam non ci sta. Sono tante le domande poste dal portavoce Colangelo: “Perché effettuare questo tipo di analisi in una discarica destinata ad accogliere, almeno sulla carta, solo rifiuti urbani? Cosa si sta cercando? Cosa c’è in quelle vasche? Come è possibile che sostanze chimiche di questa tipologia siano presenti in valori di molto superiori alla norma nella zona della nuova discarica, controllata e sorvegliata dallo Stato?”.

Gli oppositori, inoltre, ripercorrono la storia delle discariche realizzate nel piccolo paese della provincia di Benevento, a partire da marzo 2008. “Un docente dell’Università del Molise consegnò la sua relazione sulle analisi chimiche effettuate nella zona circostante le vecchie discariche – hanno dichiarato i membri del Comitato -, quella comunale e quella regionale gestita dalla Fibe. L’esito della perizia chimica rivelò il forte inquinamento della zona e la presenza di sostanze tossiche. Questi dati arrivarono anche sul tavolo del Commissariato Straordinario per l’emergenza rifiuti in Campania e furono oggetto di particolare ironia. Con il nostro supporto, il Comune di S. Arcangelo presentò ricorso al Tar, evidenziando come la contaminazione fosse un motivo più che sufficiente per non prendere in considerazione Contrada Nocecchia come sito di discarica. Ma il ricorso non è stato mai preso in considerazione. Anche la Provincia di Benevento fu coinvolta: assunse impegno formale con il Comitato per monitorare l’ambiente”.

Poi lo sfogo di Colangelo sui disagi palesi che tale sito porta alla popolazione: “Ai miasmi prodotti dalla composizione dei rifiuti, si aggiunge quella, del tutto gratuita, prodotta dalla frazione organica utilizzata per ricoprirli. Non si tratta infatti di una frazione organica stabilizzata (Fos) che favorirebbe l’abbattimento della puzza, ma di Fons, una frazione organica non stabilizzata, nella cui composizione può esserci di tutto e che, proprio perché non stabilizzata, emana un fetore nuseabondo, forse, maggiore di quello dei rifiuti stessi”.

Il paesino sannita, oltre che di tanti articoli e servizi giornalistici, è anche protagonista di un cortometraggio di 5 minuti, “Greetings from Sant’Arcangelo”, del videomaker sangiorgese, Umberto Rinaldi, selezionato per il Milano Film Festival 2009. E’ la storia di un’agenzia di viaggio che propone a una donna una rilassante escursione su una montagna ricoperta da un particolare strato luccicante, situata in provincia di Benevento: la discarica. Una marcata linea ironica tende a sensibilizzare lo spettatore sulle tematiche ambientali. Il film entrerà a far parte di un progetto del Fai (Fondo per l’Ambiente Italiano) che mira a indagare e denunciare i “luoghi da salvare” del Bel Paese

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