L’Arpac svela: la discarica regionale di S. Arcangelo sta inquinando la zona. Il Codisam già lo aveva denunciato

Erika Farese, per il Comitato difesa salute e ambiente (Codisam) di S. Arcangelo Trimonte, in una nota comunica che “dalle analisi effettuate dall’Arpac (ente regionale di monitoraggio ambientale, NDR) si apprende che il sito della discarica, o meglio delle discariche, site sul territorio di Sant’Arcangelo Trimonte, è inquinato… Per l’Arpac oggi emerge un anomalo superamento dei valori di aniilina e p-toluidina”.

La nota del Comitato che si è opposto all’insediamento lo scorso anno della mega discarica regionale dei rifiuti campani ricorda innanzitutto la storia delle discariche realizzate nel piccolo paese prossimo a Benevento: “Era il marzo 2008, quando il prof. Russo dell’Università del Molise consegnò la sua relazione sulle analisi chimiche effettuate nella zona circostante le vecchie discariche, quella comunale e quella regionale gestita dalla Fibe. L’esito della perizia chimica rivelò il forte inquinamento della zona e la presenza di sostanze tossiche. Questi dati arrivarono anche sul tavolo del Commissariato, dove furono oggetto di particolare ironia…

Grazie alle analisi del prof. Russo e con il supporto del Codisam., il Comune di Sant’Arcangelo presentò ricorso al Tar, evidenziando come l’inquinamento fosse un motivo più che sufficiente per non prendere in considerazione contrada Nocecchia come sito di discarica. Ma il ricorso non è stato mai preso in considerazione. Anche la provincia di Benevento fu coinvolta: assunse impegno formale con il Comitato a monitorare l’ambiente.

Un sito, quello di Nocecchia, che necessitava e necessita tutt’ora di una forte bonifica per tutelare e salvaguardare la salute dei cittadini, non di un mega sversatoio, il cui nefasto impatto ambientale sta producendo già i suoi frutti. Come dimostrano le prime analisi effettuate dall’Arpac.

‘Anomalo superamento’ dei valori di anilina e p-toluidina, commenta il Dipartimento provinciale dell’Agenzia regionale di protezione ambientale. In realtà di anomalie ce ne sono molte.
Come la scelta delle sostanze di cui effettuare le analisi, in particolare l’anilina e la p-toluidina, che si ritrovano nei rifiuti di scarto industriale”.

Da qui una serie di inquietanti domande che Codisam pone: “Perché effettuare questo tipo di analisi in una discarica destinata ad accogliere, almeno sulla carta, solo rifiuti urbani? Cosa si sta cercando? Cosa c’è in quelle vasche? Come è possibile che sostanze chimiche di questa tipologia siano presenti in valori di molto superiori alla norma nella zona della nuova discarica, controllata e sorvegliata dallo Stato?

Il piezometro P4, scelto dall’Arpac per effettuare il monitoraggio delle acque, è collocato nella parte più alta dell’invaso, a monte dei rifiuti. Considerando il pendio su cui è posto lo sversatoio, come mai nelle acque sostanze cancerogene, metalli pesanti, floruri e solfati, sono stati riscontrati a monte e non a valle?

Intanto non sono stati ancora realizzati i piezometri necessari a verificare che il percolato resti nelle vasche e non fuoriesca in qualche modo nel terreno circostante. Richiesta più volte avanzata dal Codisam. e mai presa in considerazione. Eppure basterebbe la volontà di gestire al meglio e correttamente l’impianto, o semplicemente vigilare affinché questo accada”.

E qui la nota pone la questione del disgustoso fetore che gli abitanti e i residenti di S. Arcangelo stanno patendo: “Prendiamo ad esempio uno dei disagi più avvertiti nei mesi caldi dalle popolazioni limitrofe alla discarica: la puzza. Ai miasmi prodotti dalla composizione dei rifiuti, si aggiunge quella, del tutto gratuita e ovviabile, prodotta dalla frazione organica utilizzata per ricoprirli. Non si tratta infatti di una frazione organica stabilizzata (FOS) che favorirebbe l’abbattimento della puzza, ma di FONS, una frazione organica non stabilizzata, nella cui composizione può esserci di tutto e che, proprio perché non stabilizzata, emana un odore nauseabondo, forse più dei rifiuti stessi.

Malgrado l’esistenza di denunce e di analisi attestanti il grado di inquinamento della zona, solo a distanza di quasi un anno e mezzo, con un nuovo sversatoio ormai ben pieno, con la salute dei cittadini non si sa fino a che punto compromessa, il Dipartimento provinciale dell’Arpac accerta che il sito è inquinato.

I nostri ringraziamenti vanno comunque all’Arpac per essersi impegnata a realizzare controlli più frequenti e aver effettuato analisi scrupolose, dichiarando, purtroppo, ufficialmente presenti sostanze inquinanti a contrada Nocecchia e, involontariamente, scagionando il Codisam. dalle accuse di essere visionario e di voler allarmare inutilmente la popolazione, denunciando il grave rischio che incombe sulla salute dei cittadini.

Proprio questa situazione di criticità in cui vessa le popolazioni di Sant’Arcangelo e delle zone limitrofe deve essere un monito per le istituzioni locali e i cittadini ad unire le forze ed attivarsi per far fronte comune contro tali problematiche, che rischiano di compromettere seriamente la salubrità dell’ambiente, ed evitare ulteriori incomprensioni, come accaduto negli ultimi due anni

Una discarica per la sua stessa essenza sarà sempre e soltanto fonte di inquinamento, mai di ricchezza, come si ostinano a volerci far credere. Se si considera, ovviamente la salute, come la ricchezza più grande”.

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