Sequestrato inceneritore discarica di Malagrotta (Roma)

ROMA – E’ stato sequestrato dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) il nuovo inceneritore della discarica di Malagrotta, a Roma. L’impianto era privo della certificazione di prevenzione incendi e non rispondeva ad altri requisiti di legge.

Nell’inchiesta ci sono due persone indagate. Secondo quanto si è appreso sono il presidente del Co.la.ri (Consorzio laziale rifiuti) che gestisce Malagrotta, Manlio Cerroni e il vice del consorzio.

A disporre il sequestro è stato il gip di Roma, dopo gli accertamenti del Noe. L’inceneritore (definito tecnicamente “gassificatore”) brucia il combustibile ottenuto dei rifiuti (il cdr) e produce energia. L’impianto doveva essere inaugurato dopodomani, 13 novembre, ma era di fatto già attivo.

“Il gassificatore sequestrato è in esercizio provvisorio ed è in funzione da agosto e lo sarà fino a febbraio. Questo lasso di tempo doveva servire anche per la messa a norma di tutte le procedure”. Lo afferma l’assessore regionale con delega ai rifiuti, Mario Di Carlo.

Di Carlo aggiunge anche che “impianto anti-incendio c’é, quello che manca è l’autorizzazione anti-incendio che è però già stata avviata”. “Mi sembra di capire – aggiunge – che si parli anche del serbatoio per l’ossigeno. La legge prevede che sia di 50 metri cubi, mentre era stato realizzato con misure più grandi. Anche in questo caso eravamo intervenuti per far riportare il serbatoio alla misura prevista”.

IL GIP: IMPIANTO IN TOTALE CARENZA DI REQUISITI DI LEGGE -“Sussiste un fondato pericolo che la prosecuzione dell’attuale esercizio dell’impianto e la libera disponibilità di cose pertinenti al reato possa agevolare o protrarre le conseguenze del reato, ovvero agevolare la commissione di altri reati, trattandosi di esercizio di impianto in totale carenza dei requisiti di legge”. E’ quanto scrive il gip di Roma nel provvedimento di sequestro del gassificatore di Malagrotta.

Secondo il gip, tra l’altro, “é indubbio ed estremamente inquietante il periculum in mora desumibile dalla natura dell’attività svolta nell’impianto di gassificazione, dai materiali utilizzati per il processo di combustione e dalla presenza nelle immediate vicinanze di siti pericolosi in particolare una raffineria ed un deposito di GPL”.

L’impianto sequestrato doveva servire a bruciare, parte dei rifiuti urbani sotto la forma di C.D.R. (combustibile da rifiuti) sistema di smaltimento che è volto sia al contenimento dei volumi dei rifiuti sia alla produzione di energia elettrica. Il gassificatore è risultato privo, hanno spiegato gli investigatori del Nucleo operativo ecologico dei carabinieri, della “certificazione di Prevenzione Incendi”.

Fonte: ANSA

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