Sant’Arcangelo, nella discarica della morte (fonte:repubblica.it)

 

Erano in quattro, uno ha visto morire il giovane geometra. «Ho urlato, ma è stato un attimo». Marco Leone è in ospedale. Ha una gamba schiacciata, sarà operato oggi. Direttore dei lavori, è anche uno dei due indagati.

Ecco il primo racconto sulla tragedia nella discarica. Ospedale Fatebenefratelli di Benevento, camera 234. «Di là, corridoio a pagamento», goffa indicazione di un infermiere. Il passaggio di classe l´ha chiesto la “Daneco Spa”, che gestisce la discarica di Sant´Arcangelo. Da Milano sono piombati i dirigenti.

Marco Leone, ingegnere di 34 anni, dell´Aquila, in società da due anni, è un paziente di riguardo. Sarà interrogato dal pm Marcella Pizzillo, è pronto ad assumersi da solo le responsabilità. Le riunisce in una sola parola. «Fatalità». Nient´altro sulla sicurezza del cantiere. Spiega: «Facevano le misurazioni io e Pasquale Russo, ragionavamo: la facciamo qua, magari più in là…Fissavamo la zona della nuova vasca».

La discarica ne ha già una, colma: 130 mila tonnellate, poi un´ordinanza per altre 50, poi ancora 44. Lotto 1. Dovrà alla fine ingoiare rifiuti per 700 mila. Ma che è successo alla vasca del Lotto 4, è vero che c´è una lesione? La domanda o le ferite provocano una smorfia di dolore. «No una frana. Stiamo riparando», sdrammatizza Leone. Cercavate quindi d´urgenza un´atra vasca, quella del Lotto 2? «Sì, prendevano le misure. Io e Pasquale».

Si insiste: ma eravate soli, vero? Ammette: «C´erano un consulente e un topografo, ma non mi chieda i loro nomi». Avanti, continui, ingegner Leone. «Eravamo curvi a misurare, la ruspa ha azionato la marcia indietro, ho urlato, la mia gamba era già sotto il cingolato, ho urlato ma è stato un attimo». Dice che tornerà alla discarica. È il suo lavoro.

Ma dovrà prima salvare la gamba, povero ingegnere. Si va a Sant´Arcangelo Trimonte. Tra colline che dolcemente guardano la Puglia. L´immondizia è una gobba alta già dieci metri, nel recinto protetto dall´Aeronautica. È classificato “teatro di operazione nazionale”, per distinguere le discariche dalle missioni all´estero.

Il capitano che dirige i carabinieri, Massimiliano Bolis, è rientrato proprio lunedì sera da Kabul. Neanche il tempo di lasciare lo zaino, cambiare divisa, ed è già qui. Fa caldo. Sole, un sole che opprime come il silenzio. Terribili le mosche.

La discarica della morte è ferma. Per lutto. Ma nella paralisi si leggono anche paura e rabbia. Un fascio di fiori ricorda la tragedia. Un ragazzo che se n´è andato a 19 anni, il geometra Pasquale Russo, schiacciato nel cinquantesimo giorno del suo primo lavoro da un caterpillar D6N ultima generazione, dotato purtroppo di retromarcia.

L´altro indagato con l´ingegner Leone è il “ruspista”, Vincenzo Giangrande di Casal di Principe, rintracciato dai carabinieri a Castel Volturno. Chiamò i soccorsi e urlando sparì. Ore 16 di lunedì. «Un incidente, che volete da me?» si dispera. Ha quasi cinquant´anni, i figli hanno l´età di Pasquale, il ragazzo martoriato dalle ruote cingolate della sua ruspa.

I fiori hanno una dedica. “Le mamme del Codisam”. Sono le donne del Comitato di Sant´Arcangelo, li hanno appesi alla rete dall´esterno. Sequestrata solo l´area con il caterpillar al centro. Nessuno può entrare. Passano solo i dirigenti della Daneco. Neanche Aldo Giangregorio, «geometra per dodici anni», ora macellaio, primo di 630 cittadini.

«Capisco la gioia del primo lavoro, facevo lo stesso mestiere». Ma il sindaco ora deve difendersi. «Chiediamo garanzie sul programma e la verità». Il presidente del Codisam, Nicola Colangelo, alza i toni. «Siamo come le pecore di Acerra, quelle chiuse in un recinto che aspettano rassegnate di andare al macello. Per la diossina. Avevamo l´aria purissima. Ci toccherà morire di immondizia per salvare Napoli. Guarda se apre Chiaiano».

Incalzano gli altri: «E guarda se viene Bertolaso da noi». Bertolaso invece arriva. Alle 17 è nell´obitorio dell´ospedale. Con il colonnello Alfredo Parrulli, con il prefetto e il questore Santoro. Abbraccia i genitori di Pasquale, una giovane coppia, hanno un´impresa. Porta le condoglianze di Silvio Berlusconi che ha chiuso l´undicesima visita a Napoli con un pensiero a Pasquale. Incontra i suoi amici. «Povero Pasquale, dov´è il suo sorriso?» ripetono sgomenti.

Sono di Montecalvo, «Pasquale era di Isca delle Rose», contrada dal nome gentile, sulla Benevento-Foggia. «Gentile era Pasquale», dicono i compagni di lavoro. Ha un camice bianco con macchie amaranto l´uomo che a modo suo mostra solidarietà sincera. Faccia rugosa, anziano. Lavora all´obitorio. Solo lui non piange. Fuma e impreca.

Fuma e bestemmia. «Sono andato io a raccoglierlo. Tutto il lato destro schiacciato dal cingolato. E la testa, la faccia…Ho tentato di cucire e aggiustare come meglio potevo, pensavo ai genitori che dovevano vederlo. Faccio da trent´anni questo mestiere, ma stanotte non ho dormito».

Smette il camice macchiato, oggi alle 10.30 ci sarà anche lui ai funerali a Montecalvo, 23 chilometri da qui, provincia di Avellino. La sua mano grossa ha lasciato l´ultima carezza su quella faccia che quasi non c´era più.

Fonte: Repubblica.it

http://napoli.repubblica.it/dettaglio/SantArcangelo-nella-discarica-della-morte/1531059/2

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