DENUNCIA DEL CODISAM DI DISASTRO GEOLOGICO A SANT’ARCANGELO TRIMONTE

Il dissesto evidenziatosi in questi giorni sul perimetro del mega sversatoio dimostrano come il CODISAM, grazie alle perizie dei geologi Vincenzo Briuolo e Roberto Pellini, effettuate a titolo gratuito, aveva valutato bene i rischi geologici e ambientali, derivati dalla presenza di una discarica di immani dimensioni, costruita sul terreno di contrada Nocecchie. Nelle relazioni presentate dai due geologi, già nei mesi scorsi, veniva rilevato il dissesto geologico a nord e a valle della vasca in fase di realizzazione, un dissesto che, a causa dei numerosi e profondi scavi, ha provocato delle spaccature evidenti, compromettendo la stabilità della zona, al punto tale, che il Commissariato per l’emergenza rifiuti ha espresso oggi il parere di rivedere il progetto del costruendo versatolo. L’interrogativo geologico che ad oggi si pone, è quello di capire se si tratta di una lesione superficiale o molto più profonda.

Nei mesi passati il comitato ha sensibilizzato attraverso comunicati stampa e manifestazioni di piazza, sia l’opinione pubblica che i poteri preposti a gestire l’emergenza rifiuti in Campania, sul disastro ambientale che si stava attuando sul territorio di Sant’Arcangelo Trimonte. Fu accusato di portare avanti tesi e motivazioni allarmistiche e di promuovere violenza psicologica, di essere composto da persone visionarie, sostenendo che i cittadini dovevano stare tranquilli perché la discarica avrebbe portato benessere. Numerosi furono i suggerimenti, offerti al CODISAM anche da importanti istituzioni politiche, di cercare di non soffermarsi troppo sui dettagli tecnici dello sversatoio, ma di pensare ai benefits che sarebbero arrivati. Ancora una volta la salute e la dignità umana barattata con vile interesse economico.

Malgrado tali suggerimenti il comitato non ha mai smesso di evidenziare che l’effetto negativo e deleterio sull’ambiente di questa decisione non avrebbe tardato a manifestarsi. La difesa dell’ambiente e della salute, infatti, va oltre qualsiasi motivazione politica o stato di necessità.

Le principale perplessità sulla scelta del sito di contrada Nocecchie denunciate dal CODISAM riguardavano:

il grave dissesto idrogeologico del territorio, in pendenza e franabile. Venne effettuata anche delle perizie tecniche del terreno, da parte dei geologi del comitato Vincenzo Briuolo e Roberto Pellini, da cui si apprendeva che: “Nell’area, si rilevano diverse evidenze di movimenti franosi per lo più causati da eventi meteorici eccezionali, ed è tra quelle a maggiore diffusione di dissesti del territorio comunale. L’Autorità di Bacino Liri, Garigliano, Volturno, di cui il territorio comunale fa parte, nel ‘Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico’ ha classificato l’area come ‘aree di possibile ampliamento dei fenomeni franosi cartografati all’interno, ovvero di fenomeni di primo distacco’. la classificazione territoriale di Sant’Arcangelo Trimonte rientra nella cosiddetta “Zona assiale della catena”, l’area sismicamente attiva dell’Italia Meridionale dove si generano i terremoti di maggiore intensità, grado sismico S=12 (Prima categoria nella scala MKS).

Del resto le condizioni della struttura di cemento, che perimetra e contiene, le due vecchie discariche esistenti sono pessime. In più parti ci sono crepe nei muri, a causa delle frane sottostanti. Da questi punti si può facilmente osservare la fuoriuscita del percolato, sostanza altamente tossica generata dai rifiuti, che si infiltra nel terreno circostante e nelle falde acquifere. La discesa a valle di tale sostanza è facilitata dalla forte pendenza del terreno su cui poggia la discarica. Non dimentichiamo una di queste discariche era gestita dalla FIBE e dal piano di caratterizzazione, pubblicato BURC n. speciale del 09/09/2003, l’area risulta interamente inquinata: “le sostanze inquinanti possono raggiungere il corso d’acqua superficiale posto a valle e propagandarsi nei terreni adiacenti, limitrofi e sottostanti”. Nessuna bonifica è stata ancora fatta.

A comprovare la perizia geologica esiste anche una testimonianza visiva, tutt’oggi riscontrabile: alcune abitazioni, situate a breve distanza da questa zona, sono completamente lesionate e quasi crollate, come si può facilmente comprendere da alcune foto e filmati presenti su internet. Queste torri di Pisa campane sono una dimostrazione evidente dei continui smottamenti del terreno e della franosità del suolo. La situazione peggiora all’inverosimile nei periodi caratterizzati da forti piogge. Del resto siamo quasi nell’Appennino e il clima non è clemente. Ancora non piove e non trema, ma fino a quando?

Non dimentichiamo che oltre ai gravi problemi geologici, sul progetto della nuova discarica insiste anche la palese violazione a ogni normativa europea in materia ambientale: la zona individuata come sito di discarica è sovrastata da un elettrodotto di 150 KV. Il decreto legislativo 36/2003, “Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti”, che recepisce nel nostro ordinamento la normativa europea, sancisce che: “Le discariche non devono essere normalmente localizzate: in aree dove i processi geologici superficiali quali l’erosione accelerata, le frane, l’instabilità dei pendii, le migrazioni degli alvei fluviali potrebbero compromettere l’integrità della discarica; in aree esondabili, instabili e alluvionabili;…devono essere valutate le condizioni locali di accettabilità dell’impianto in relazione dei seguenti parametri: distanza dai centri abitati; fascia di rispetto …da elettrodotti.” Inoltre “gli impianti non vanno ubicati di norma in aree a rischio sismico di 1^ categoria così come classificate dalla legge 2 Febbraio 1974 n. 64”.

Malgrado gli scavi molto profondi ancora non si è trovata l’argilla, la cui presenza è un elemento fondamentale per la scelta dei siti da destinare a discarica, in quanto isolante naturale che mette al riparo da ogni possibile infiltrazione di percolato nel terreno circostante.

Anche l’elemento, se vogliamo più palese che una discarica di rifiuti porta con sé, era stato a suo tempo già denunciato come possibile causa di disagio sanitario, ambientale e sociale: la puzza esalata dalla decomposizione dei rifiuti.

I miasmi stanno, come previsto, raggiungendo distanze rilevanti, a causa del persistere quotidiano di forti venti. Si possono nascondere i rifiuti, non le nano particelle inquinanti. Purtroppo anche i venti più deboli fanno la loro parte: sono una sorta di fissante della puzza, che permane non solo nell’area circostante allo sversatoio, ma incanalandosi tra gli avvallamenti arriva molto lontano. Un forte disagio sociale e ambientale la cui causa non è imputabile solo del vento: se l’elemento naturale avrebbe dovuto mette in guardia dal realizzare una discarica in tale zona, il persistere dei miasmi è sicuramente dovuto all’incuria di chi è preposto alla gestione della discarica. Malgrado le numerose lamentele dei cittadini, malgrado quanto previsto dalla Convenzione per la gestione operativa della discarica, ancora non si riesce ad acquisire l’abitudine di ricoprire con il terreno i rifiuti la sera, tutte le sere, non solo nei giorni di festa del paese. Sempre l’incuria nel gestione e la ventosità della zona ha di fatto portato alla creazione di un nuovo tipo di concime per i terreni circostanti la discarica: sacchetti di plastica, rifiuti e polveri nocive fanno compagnia alle varie coltivazioni. Basterebbero piccole accortezze, come sostituire qualche tonnellata di immondizia con la terra adatta a ricoprire i rifiuti, per risparmiare ad una intera popolazione un simile disagio. Certo la terra che serve per ricoprire non porta oro come l’immondizia, e in un sistema dove la vita dei cittadini cede sempre più spesso il passo al mero interesse economico, tale disagio viene velocemente accantonato.

Non trascuriamo quello che forse è la conseguenza più grave di questa scelta scellerata: i danni alla salute degli abitanti. Numerosi studi hanno ormai accertato l’esistenza di uno stretta relazione tra l’esposizione al complesso degli agenti prodotti dai rifiuti e l’aumento della mortalità a causa di tumori maligni al polmone, vescica e fegato, e di leucemie. Anche l’aumento di malformazioni fetali e animali è nettamente superiore nella popolazione che risiede in prossimità delle discariche. Come non ricordare l’intervento voluto dal CODISAM a Sant’Arcangelo dei rappresentanti dell’Assise di palazzo Marigliano di Napoli, in particolare del prof Marfella, che dettagliatamente ha descritto i danni alla salute subiti dalla popolazione campana a causa di 14 anni di commissariati fallimentari e a causa delle infiltrazioni camorristiche. Come non ricordare il film “Biutiful cauntri”, le pecore di Acerra che morivano stremate o quel lago di percolato chiamato discarica a Villaricca. Il CODISAM cercava di promuovere informazione, di sensibilizzare la popolazione su cosa stava accadendo a pochi chilometri da Sant’Arcangelo: fu accusato di fare terrorismo psicologico. Forse bisognava tenere tutto interrato, come l’immondizia, e lasciare che la popolazione, anche questa volta, non si accorgesse di ospitare una discarica sul proprio territorio, come avvenuto già in precedenza con le altre due discariche.

Anche il degrado economico era gia stato previsto nei mesi scorsi. La perdita del valore del terreno, delle case, delle attività imprenditoriali, è ormai evidente a tutti gli abitanti della zona. Una vita di fatiche per lasciare cosa ai figli? Polvere, come quella che si alza durante le operazioni di sversamento dei rifiuti in discarica.

Il Comitato non si è limitato solo a denunciare queste situazioni, ma si è fatto anche promotore di incontri con i principali esponenti del commissariato dei rifiuti della regione Campania. E’ stato a Napoli dal supercommissario Gianni De Gennaro per capire il criterio secondo il quale è stato scelto contrada Nocecchie come sito, pur presentato tutti i problemi geologici denunciati, per comprendere come una decreto legge poteva andare in deroga a tutte le normative dello Stato italiano, della Comunità Europea e, soprattutto, derogare anche all’evidente rischio, data la vicinanza delle abitazioni allo sversatoio, di una catastrofe igienico sanitario e alla tutela della salute dei cittadini .

I rappresentanti del Comitato si sono seduti al tavolo con i tecnici del commissariato per capire come poteva conciliare il presente dissesto idrogeologico con un impianto di discarica di 900.000 tonnellate. Risposero che si potevano costruire discariche anche sulla luna, che l’ingegneria moderna non ha limiti. Certo il costo economico diviene esponenziale: costruire una discarica in quelle condizioni e su di una terreno in pendio, necessita di disponibilità economica molto elevata. Uno sperpero di denaro pubblico che si poteva facilmente evitare scegliendo una zona idonea, ma a quanto pare contrada Nocecchie è dotata di un fascino particolare che attira la spazzatura.

E’ passato ormai un anno da quando il CODISAM ha iniziato ad attivarsi per cercare di evitare tutto questo. Purtroppo i poteri forti, l’emergenza che viene da lontano sembrano aver avuto il sopravvento

Ma ieri la natura ha sconfitto tutto: l’opportunità politica, l’ingegneria e le scelte scellerate effettuate in nome dell’emergenza. Il commissariato ha preso atto oggi che la discarica sta franando e che l’intero progetto tecnico deve essere rivisto. Quelle crepe sono il segno evidente che la natura deve essere rispettata nelle sue caratteristiche e nei suoi limiti. Ogni forzatura porta ad una catastrofe: oggi solo di tipo geologico, domani molto probabilmente ambientale.


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