CO.DI.S.AM Sant'Arcangelo Trimonte (BN)- (Comitato difesa salute e ambiente)


Sant’Arcangelo Trimonte, paese-discarica: un anno ai piedi di Monte Monnezza
19 Giugno 2009, 10:15 am
Archiviato in: La discarica di Sant'Arcangelo Trimonte

Il 25 giugno 2008 sarà trascorso un anno da quando il primo camion di rifiuti sversò il suo non ambito carico nel lotto 1 della discarica di Contrada Nocecchia a Sant’Arcangelo Trimonte. Allora era un enorme incavo, oggi è una ammasso gigantesco ormai che, visto dal centro del paesino, nasconde finanche la silhouette della Dormiente del Sannio. Saranno infatti 700mila le tonnellate di immondizia che la discarica dovrà contenere prima dello stop. La zona è stata sempre presidiata dai militari. Nessuno può entrarvi, se non i membri del Commissariato di Governo per l’emergenza rifiuti in Campania e il sindaco di Sant’Arcangelo, di fatto responsabile del controllo del sito. Nel più piccolo comune sannita, circa 700 abitanti, la gente però permane incredula.

mappa discarica

A pochi giorni dal primo, maledetto “compleanno”, entriamo in casa di uno dei suoi abitanti, alle porte del paese. E’ una palazzina a tre piani. Dal balcone del soggiorno si vedono una massa informe d’immondizia e i camion che rumoreggiano intorno, andando su e giù, alzando polveroni. Uno della famiglia, un 27enne, mi descrive tutti i particolari dei miasmi mattutini respirati nel corso di questi mesi.
Anche a Sant’Arcangelo il 6 e 7 giugno è stato eletto il nuovo sindaco, Romeo Pisani (era vicesindaco della scorsa Amministrazione), dopo più di 5 mesi di commissario prefettizio, giunto a seguito della caduta della maggioranza dell’ex sindaco Aldo Giangregorio. Né, nel disgraziato anno trascorso, sono mancate le frane. L’ultima, la più grave, nell’agosto 2008: una lunga spaccatura che ha interessato il lotto 4.

A ottobre, poi, il dramma: la morte del geometra Pasquale Russo, di soli 19 anni, rimasto schiacciato da un mezzo cingolato durante i lavori per la realizzazione della seconda vasca della discarica. Nell’ultimo mese, invece, due principi di incendio hanno investito di nuovo il lotto 4. Tra i rifiuti si è alzata una coltre di fumo nero. Le fiamme sono state spente con della terra dai tecnici della Daneco che si occupa dei lavori sul sito e dai Vigili del Fuoco. Infine, un’altra piccola frana di rifiuti nel lotto 3, inizialmente previsto come area di bonifica delle altre due discariche sottostanti: una comunale e l’altra “Fibe” regionale. La prima realizzata nella metà degli anni ’90, la seconda nei primi del 2000.

La nuova normativa
La settimana scorsa è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale un’ordinanza che concede alle Province più potere sulla gestione del ciclo rifiuti. Dopo un lungo tira e molla con il Commissariato, la Provincia di Benevento, tramite l’assessore all’Ambiente Gianluca Aceto e l’intervento dell’assessore regionale al ramo, Walter Ganapini, ha ottenuto un ruolo per il controllo dell’aria e del percolato che risiede sotto quei teloni di plastica. E’ prevista la nomina di due periti chimici dell’Università degli Studi del Sannio per il monitoraggio dell’inquinamento e la convenzione con un laboratorio ad hoc, oltre a quelli della Daneco e dell’Arpac.

Il Codisam (Comitato Difesa Salute e Ambiente), composto da 21 cittadini di Sant’Arcangelo e inserito in una rete di altri analoghi comitati regionali, si è da sempre battuto per la tutela della salute degli abitanti del posto, denunciando l’inadeguatezza di Contrada Nocecchia per il deposito dei rifiuti. Abbiamo incontrato alcuni di loro al piano terra di una palazzina del paese. Carte alla mano e tanti schemi della discarica disegnati a penna. “Quello che noi annunciavamo è ora sotto gli occhi di tutti – ha dichiarato il presidente del Codisam, Nicola Colangelo –, dopo due anni le paventate frane sono diventate realtà. Siamo stati i primi, inoltre, nel novembre del 2008 a proporre la nomina di chimici per il controllo dei danni ambientali. Si è perso tanto tempo ma, se non altro, alla fine ci siamo riusciti. Questa nuova ordinanza ci riempie di gioia e ci dà anche molta soddisfazione per il risultato raggiunto”.

Gli animali la stanno pagando
Anche un agricoltore di 43 anni vuole dare la sua testimonianza a un anno dai primi sversamenti. La sua è una famiglia di 5 persone che conduce un’azienda agricola e un’altra di bestiame, nel territorio di Apice e in quello confinante di Sant’Arcangelo, a circa un chilometro dal sito dell’immondizia. Le condizioni igieniche del luogo sono diventate disastrose, secondo il coltivatore. Aveva intenzione di aprire un agriturismo ma ora non gli è più possibile. Nel passato la sua azienda, ai tempi della prima discarica regionale, perse 7 capi di bestiame. Un tragico evento dovuto, secondo l’uomo, al foraggio dato in pasto ai buoi, contaminato dalle sostanze chimiche sprigionate dai rifiuti. Fa anche riferimento ad una strana mutazione genetica di uno dei suoi animali. La famiglia ha chiesto di ricevere maggiori controlli in merito all’idoneità del terreno e delle acque utilizzate. Fino ad adesso non hanno avuto risposte dai tecnici e dalle associazioni di categoria.

“Una vacca marchigiana – ha quindi dichiarato -, nata qualche mese fa, ha una testa molto simile a un mulo, in effetti è la prima volta che capita e non so se possa essere riconducibile alla discarica. Ogni commerciante che acquista le nostre vacche, inoltre, cerca sempre di abbassare il prezzo di mercato fino a dimezzarlo: il danno economico è enorme”.

Le frane annunciate
Nel marzo del 2008 fu nominato come geologo fiduciario del Codisam, Vincenzo Briuolo, successivamente entrato nella commissione tecnica comunale. Il tecnico, insieme al geologo Roberto Pellino, tracciò una relazione dalla quale emergeva che soprattutto la parte che interessava la costruzione dei lotti 2 3 e 4 non era idonea. La zona, infatti, era interessata da movimenti franosi dovuti alla morfologia del terreno. L’80% dei rifiuti viene e verrà sversato proprio in questa area (circa 500mila tonnellate su 700).

Briuolo ora è seduto accanto ai membri del Codisam e non può fare a meno di scrivere su un foglio di carta tutto quello che gli viene in mente: “Nell’agosto 2008 c’è stata una frana nel lotto 4. Il geologo Vincenzo Coccolo, nominato dal Commissariato di Governo, inizialmente supportò le nostre osservazioni in virtù di quel palese collasso. Successivamente, non capimmo perché, non si espresse con i tecnici del Governo, non disse nulla. Anzi, ci dissero che non c’erano problemi. Nel lotto 3, circa un mese fa, si è aperto un varco di circa tre metri di larghezza tra i rifiuti. Quel lotto, secondo il progetto del Commissariato di Governo, era adibito a bonifica delle vecchie discariche di Sant’Arcangelo (una comunale e una regionale NDR). Sono trascorsi 10 anni e ancora l’aspettiamo”.

La stranezza delle palificate
Poi fu la volta delle palificate, tre in tutto. Una a ridosso dei lotti inferiori per metterli in sicurezza e una per tenere saldi gli argini delle vasche. Un’altra ancora è stata realizzata sotto il lotto 1, attualmente, ricolmo di rifiuti. “Sono sempre stato accanto agli abitanti per tutelarne i diritti e la salute – continua Briuolo – , quello che vedo lo racconto, senza forzature. Che bisogno c’era di spendere migliaia di euro per mezzo chilometro di palificate, se hanno assicurato che non ci sono pericoli di frane? Allora, avevamo ragione noi? I pali sono stati realizzati della lunghezza di circa 20 metri. Ma i carotaggi realizzati dai tecnici rilevarono, io ero presente, che il terreno idoneo per la sostenibilità della palificata era a circa 35 metri. Questo mi fa pensare che quei pali dovevano essere lunghi il doppio”.

La discarica non cesserà di vivere allo stop dei rifiuti. C’è la fase post-mortem nella quale l’immondizia produce percolato e biogas, sostanza inquinante che ha bisogno di essere sfruttata come energia oppure bruciata. Non si può quindi disperderla nell’aria, è ovvio. “Fin quando i cittadini non avranno la garanzia di un monitoraggio accurato dell’aria e delle falde acquifere, da parte di chimici fiduciari, potranno ancora pensare che quel sito è inquinante – dichiarano i membri del Comitato – ”.

Il sindaco non crede al Comitato
Il neoeletto sindaco, Romeo Pisani, già al Comune in passato per due mandati, esprime invece scetticismo nei confronti del Codisam perché, a suo parere, è schierato politicamente. La lista del candidato sindaco uscito sconfitto, infatti, era vicina alle istanze del Comitato. Inoltre, manifesta la volontà di rivedere l’impianto della Commissione tecnica comunale.

Pisani, raggiunto telefonicamente dal Quaderno.it, dichiara di voler puntare la sua attività amministrativa sulla salvaguardia della salute dei suoi concittadini e respinge chi lo accusa di essere il responsabile della nascita della discarica: “Io ho sempre insistito sul fatto che la responsabilità maggiore risiede nell’ex Presidente della Provincia, Carmine Nardone, il quale ha assegnato autonomamente il sito di Sant’Arcangelo. Il decreto è stato approvato il 12 maggio del 2007 dal Consiglio dei Ministri. C’è una delibera, inoltre, del Consiglio Comunale che prevede la possibilità di modificare o integrare la Commissione tecnica della discarica.

Non metto in dubbio la professionalità dei tecnici nominati, come ad esempio il geologo Briuolo, ma è nei miei diritti chiamare a raccolta i professionisti del settore per valutare tutte le possibilità.
Anche io trovo ingiusta questa discarica presidiata militarmente. Sono nato e vivo a Sant’Arcangelo: quando mi alzo la mattina la vedo dalla finestra di casa mia. Abbiamo gli strumenti per controllarla, ma relativamente. Gli accorgimenti per risolvere i problemi li approntano sempre i tecnici del Commissariato. Il dissesto idrogeologico esiste da sempre, lo prevede già il nostro Piano regolatore”.

Il sindaco è in attesa di ricevere alcuni milioni di euro di finanziamento per la messa in opera di strade, fognature e infrastrutture, una sorta di premialità per i paesi che ospitano immondizia.
Ma questi premi, ai cittadini di Sant’Arcangelo non li invidierà nessuno…
a cura di Lorenzo Palmieri (fonte www.ilquaderno.it)



Comunicato Stampa Coordinamento Regionale Rifiuti sugli arresti nell’ambito dell’inchiesta rifiuti
4 Giugno 2009, 5:00 pm
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Raffica di arresti in Campania nell’ambito dell’inchiesta sui rifiuti. A finire in manette quindici persone, tra le quali il presidente della provincia di Benevento, Aniello Cimitile.
L’indagine è centrata, in particolare, sui collaudi degli impianti di combustibile da rifiuti (Cdr), oggi riconvertiti in impianti per la trito vagliatura. I collaudi, falsati, hanno determinato la produzione di rifiuti da smaltire non conformi.
Numerose le ordinanze di custodia cautelare a carico di esponenti politici, professori universitari, funzionari della Regione Campania. Titolari dell’inchiesta sulla gestione dei rifiuti a Napoli durante la gestione commissariale i pm Giuseppe Noviello e Paolo Firleo. Gli altri arrestati, tutti ai domiciliari, sono: Oreste Greco, professore universitario; Giuseppe Sica, architetto; Claudio De Biasio; Vincenzo Naso, docente di ingegneria alla Federico II; Vittorio Vacca, ingegnere, direttore del Termovalorizzatore di Acerra; Vittorio Colavita; Alfredo Nappo; Vitale Cardamone, ingegnere; Rita Mastrullo, docente di fisica alla Federico II; Filippo De Rossi, ordinario di fisica; Luigi Travaglione ufficio tecnico Benevento; Mario Cini e Francesco Scalingia. Molti di questi nomi sono noti ai comitati ed alle associazioni campani impegnati da anni sulla questione rifiuti, e non di certo per la loro competenza e trasparenza.
Tutti, da destra e da sinistra, esprimono la loro solidarietà alle persone coinvolte, professionisti e tecnici ” che sapranno dimostrare l’infondatezza delle accuse”, vista la complessità tecnica della questione. Ancora una volta la politica si chiude a difesa di se stessa. Deprimente, in particolare, l’intervento dei politici sanniti che, nel dichiarare la loro solidarietà al Presidente Cimitile, tengono a sottolinearne il coinvolgimento in quanto tecnico e non come presidente della provincia, e sottolineano l’inopportunità di interventi della magistratura a pochi giorni dalle elezioni, pur esprimendo ipocritamente la loro fiducia nelle indagini.
La nostra posizione è, invece, di pieno appoggio alla magistratura ed auspichiamo che essa non sia ostacolata nel suo lavoro e che possa celermente portare alla luce tutte le illegalità verificatesi nella gestione dei rifiuti nella nostra regione. Più che solidarietà, noi esprimiamo preoccupazione per il sistema di corruzione e illegalità che l’intreccio di interessi economici e politici ha creato, determinando la possibilità di una gestione scellerata e illegale del ciclo di smaltimento dei rifiuti, con grave danno economico ma soprattutto ambientale e sanitario. Che possano esistere tecnici che, al riparo delle loro competenze mai messe in discussione contro ogni evidenza, dichiarino il falso, a danno dei cittadini e dei territori che dovrebbero tutelare, per interessi economici o per compiacere politici e imprese da questi favorite, è qualcosa da cominciare finalmente a denunciare e sanzionare. I problemi che viviamo sono proprio frutto di questo sistema corrotto, in cui controllati e controllori risultano essere allo stesso modo coinvolti in scelte sbagliate e fatte solo per coprire inefficienze, sprechi e interessi illeciti. Questo è un altro passo verso il ripristino della verità e della legalità, nonostante tutti gli ostacoli frapposti da chi non vuole che si faccia finalmente chiarezza e si torni alla legalità. Come Coordinamento di vari comitati ed associazioni campane che da anni denunciano tutto ciò, ribadiamo la nostra determinazione a vigilare affinché verità, legalità e giustizia finalmente trionfino anche in questa regione martoriata e violentata da chi finora ha confidato nell’impunità garantita dal sistema. Un sistema che abbiamo contribuito, e, ancora con più determinazione, contribuiremo a far crollare anche con il nostro impegno nel denunciare e nell’informare.

CO.RE.Ri.
Sito: www.rifiuticampania.org
Email: contatti@rifiuticampania.org



Il Presidente della provincia di Benevento Cimitile e De Rossi arrestati con altri 13 per falso nei collaudi CDR svolti anni fa
4 Giugno 2009, 4:52 pm
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L’accusa, per lui e per altri 14 indagati, è l’aver attestato il falso, anni fa, quando era docente universitario di Ingegneria, sull’idoneità al funzionamento degli impianti di Cdr (combustibile da rifiuti) e sulla conformità del prodotto di quegli impianti (cdr e frazione organica stabilizzata, fos) rispetto a quanto stabilito nel contratto che ne regolava il funzionamento. Il provvedimento, ha fatto apere in seguito il suo portavoce, è relativo alle attività svolte dal 2001 al 2003 in qualità di tecnico nella commissione di collaudo dell’impianto di Cdr di Casalduni.
Aniello Cimitile
Con lui ai domiciliari anche altre 14 persone tra cui tre che operano nel Sannio: Filippo De Rossi, preside della Facoltà di Ingegneria dell’Università del Sannio e qui docente di Fisica Tecnica Ambientale; Luigi Travaglione, dirigente dell’Ufficio tecnico comunale di Vitulano; Vincenzo Sibilio dirigente della Regione Campania attualmente del Genio Civile di Benevento.
Assieme a loro Oreste Greco, docente alla Seconda Università di Napoli; Giuseppe Sica, architetto; Claudio De Biasio, ex sucommissario del sottosegretario Guido Bertolaso, più volte impiegato nel Commissariato per i rifiuti e attualmente alla Protezione Civile; Giuseppe Vacca, direttore dei lavori del termovalizzatore di Acerra, in funzione dal 26 marzo scorso, e all’epoca dei fatti direttore dei lavori nei Cdr; Vittorio Colavita commercialista; Afredo Nappo ingegnere; Vitale Cardone, docente di ingegneria; Rita Mastrullo, docente di Fisica alla Federico II; Francesco Scaringia; Mario Gily direttore dei lavori dell’impianto di Cdr e Vincenzo Naso, docente di Ingegneria alla Federico II.

Per gli inquirenti, quindi, avrebbero falsamente attestato l’idoneità degli impianti campani di Cdr quando erano già sequestrati e la conformità del loro prodotto alle specifiche del contratto stipulato tra Regione Campania e Fibe, società del gruppo Impregilo che ha gestito lo smaltimento dei rifiuti nella regione dal 1998 al 2005.

Per l’Agenzia Reuters Italia, inoltre “le attività dei Cdr, dal 2005 fino a circa un anno fa, ha prodotto diversi milioni di ecoballe che restano stoccate in Campania e per le quali ancora non si è trovata una soluzione di smaltimento, poiché, non essendo a norma, non possono essere bruciate nei termovalorizzatori all’avanguardia”. Tra gli impianti di Cdr campani, quello del Sannio è stato costruito a Casalduni.

“La Guardia di Finanza e la Dia di Napoli – scriveva inoltre stamattina l’Ansa – stanno eseguendo numerose ordinanze di custodia cautelare a carico di esponenti politici, professori universitari e funzionari della Regione Campania, nell’ambito dell’indagine condotta dai pubblici ministeri Giuseppe Noviello, Paolo Sirleo e Alessandro Milita sulla gestione dei rifiuti a Napoli durante la gestione commissariale.

L’accusa è di falso. Tra gli arrestati un solo politico, il presidente della Provincia di Benevento, Aniello Cimitile. L’inchiesta riguarda le presunte irregolarità nei collaudi di numerosi impianti di Cdr in Campania. I destinatari dei provvedimenti della magistratura sono i collaudatori di questi di impianti, tra i quali alcuni docenti universitari”.

Il Presidente Cimitile avrebbe “accertato che le persone arrestate avevano attestato l’idoneità degli impianti quando questi erano già sotto sequestro e avevano sostenuto la conformità del prodotto del Cdr alle specifiche del contratto che in realtà mancava”. Gli impianti originari poi sono stati riconvertiti per la tritovagliatura, operazione di pretrattamento dei rifiuti consistente nella triturazione e nella vagliatura dell’immondizia.