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APPELLO PER UN’ASSEMBLEA GENERALE ALLE COMUNITÀ CAMPANE CHE RESISTONO AL PIANO RIFIUTI
SABATO 15 NOVEMBRE ore 10 sala “GEMITO” di fronte al Museo Nazionale (Napoli)
Alle comunità campane che resistono al piano rifiuti Alle reti in difesa della salute, dell’ambiente e del territorio A tutti coloro che si mobilitano contro discariche ed inceneritori In questi anni la nostra regione é stata vittima di un sistema scellerato di potere che usando ad arte l’emergenza rifiuti ha avvelenato la salute pubblica e l’ambiente, per favorire l’accumulazione di ingenti profitti privati. Un meccanismo perverso governato da politici nazionali e locali corrotti, in combutta con le organizzazioni criminali e le grandi lobbies industriali. Uno scenario noto a tutti che ha distrutto l’immagine della Campania e le nostre terre, devastando territori prima di allora legati alla produzione agricola di qualità, al turismo, allo sviluppo sostenibile.
L’Irpinia, il Sannio, il Cilento, la Piana del Sele, Terra di Lavoro, il Giuglianese, ma anche quartieri interi a Nord e ad Est della città di Napoli, sono diventati prima pattumiere per rifiuti tossici/nocivi provenienti dal ciclo industriale del nord e poi siti per la costruzione di discariche ed inceneritori, luoghi di morte e distruzione. L’opposizione che le comunità della Campania hanno manifestato in questi anni , ha rappresentato la parte migliore e sana di questa regione i cui amministratori sono i responsabili del disastro ambientale in atto. Prodi, a Governo già caduto, ha provveduto con decreto a riclassificare le ecoballe di tal quale illecitamente accumulate dalla FIBE in modo da riammetterle all’incenerimento ed al finanziamento pubblico attraverso i CIP 6, violando ulteriormente le stesse prescrizioni europee. Il governo Berlusconi dal canto suo, con la piena collaborazione del PD, partito cosiddetto democratico, ha esteso i CIP 6 a tutti gli inceneritori campani ed applicato una ricetta da shock economy con il decreto del maggio 2008 trasformato poi in legge. Aumento delle discariche, aumento degli inceneritori, la legalizzazione sostanziale dello sversamento dei rifiuti speciali in discariche di rifiuti solidi urbani. Il tutto garantito da un supercommissariato fornito di poteri speciali per derogare alle norme ordinarie in tema di salute, ambiente e sicurezza sul lavoro, l’uso di leggi d’emergenza per mettere il bavaglio alla magistratura, il raddoppio delle pene per chi si oppone alla devastazione del territorio e la militarizzazione dei siti parificati ad aree militari di interesse strategico.
Le nostre comunità, i nostri presidi, i nostri comitati hanno avviato da tempo un processo di formazione ed informazione sulle alternative ecocompatibili e pulite in tema di gestione dei rifiuti. Abbiamo deciso di caratterizzare la nostra battaglia a difesa della salute e dell’ambiente come lotta per “rifiuti zero”, ovvero contro la logica delle discariche e degli inceneritori che avvelenano la terra e la salute dei cittadini. Proponiamo la raccolta differenziata “porta a porta” , il compostaggio, gli impianti di trattamento a freddo, il riciclo e la riduzione a monte dei rifiuti come avviene in tanti paesi d’Europa e del mondo che hanno adottato un piano di gestione dei rifiuti virtuoso, capace di salvaguardare la salute e creare nuova occupazione.La nostra lotta é innanzitutto una lotta per difendere la salute, i nostri territori, le loro prospettive di sviluppo; una lotta contro gli interessi di speculatori e politici che lucrano sulle discariche e sulla costruzione/gestione di inceneritori. La controparte, il governo, il commissariato straordinario, la Regione Campania, il comune di Napoli e degli altri capoluoghi, hanno sempre provato a mettere le nostre comunità le une contro le altre, bollando le resistenze locali come egoistiche o criminalizzandole. Le piccole comunità delle province contro Napoli, le lotte antidiscarica contro quelle No INC, alimentando una guerra tra avvelenati e permettere alla lobby inceneritorista di distruggere definitivamente i nostri territori.Ma le lotte di tutte le comunità contro il piano rifiuti sono patrimonio di ogni comunità resistente. Liddove vogliono costruire una discarica o un inceneritore deve agire la solidarietà tra tutti quelli che lottano contro il piano rifiuti. Pensiamo che oggi più che mai sia necessario unire le resistenze, le ribellioni di tutta la Campania contro questo criminale piano rifiuti e per la bonifica del territorio. É necessario dare vita al mutuo soccorso tra le comunità in lotta per rafforzare le lotte sui rispettivi territori, lanciare una campagna comune per un nuovo piano senza discariche ed inceneritori, fondato sulla raccolta differenziata “porta a porta” finalizzata al riciclo ed al recupero di materia, sulla riduzione a monte e sul trattamento a freddo dei rifiuti. Per questo vogliamo costruire un meeting di tutte le comunità, i comitati, i presidi permanenti in lotta in cui confrontarsi e decidere su come proseguire insieme la battaglia in difesa delle nostre vite, al di là e al di fuori di inutili forum istituzionali e falsi meccanismi di partecipazione. Una sorta di Stati Generali delle Comunità Resistenti della Campania per lanciare unitariamente una grande mobilitazione. Un appello questo che rivolgiamo a tutti coloro che considerano la salute, l’ambiente e la democrazia beni invendibili, che rifiutano qualsiasi compromesso e la squallida politica delle compensazioni. Un appello a costruire l’unità delle lotte a difesa dei beni comuni, contro la devastazione ambientale e per un piano verso “rifiuti zero” sotto il controllo popolare. Solo così siamo convinti che sia possibile vincere per noi e per le generazioni future. Presidio permanente di Chiaiano e Marano contro la discarica Coordinamento dei comitati dell’Altopiano del Formicoso, Presidio Permanente di Taverna del Re (Giugliano), Comitato Salute/Ambiente Napoli Est, Coordinamento Comitati contro l’incenerimento (Ponticelli) , Rete Campana Salute e Ambiente
Per aderire all’appello :
statigenerali@chiaianodiscarica.it -retecampanasaluteambiente@noglobal.org www.rifiutizerocampania.org - www.chiaianodiscarica.it
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Discarica di Sant’Arcangelo bloccata per due giorni 31ottobre e 1novembre . Si sversa a Casalduni
Stop ai conferimenti nella discarica di Sant’Arcangelo Trimonte. Le condizioni di maltempo che da qualche giorno interessano anche il Sannio hanno suggerito di interrompere in via precauzionale gli sversamenti a Nocecchia.
La Daneco, società che gestisce operativamente la discarica, ha comunicato ieri mattina ai trasportatori giunti a Sant’Arcangelo che l’impianto resterà chiuso fino a quando le condizioni climatiche non consentiranno una ripresa dell’attività in condizioni di massima sicurezza. Il maltempo rappresenta una concausa aggravante, che rende particolarmente difficoltose e rischiose le operazioni di sversamento. Le difficoltà nascono comunque dalla elevata quantità di rifiuti già depositati nella prima vasca, dove si è dovuto procedere con un conferimento aggiuntivo rispetto alle previsioni progettuali a causa delle lungaggini nella realizzazione della seconda vasca.
Un primo settore della nuova vasca dovrebbe essere disponibile, secondo le previsioni, a partire dal 15 novembre. Ospiterà circa 60mila tonnellate. Nello specifico, si tratta di una sezione del lotto 2, mentre il lotto 4 della seconda vasca sarà disponibile più in avanti, quando saranno terminati i lavori di stabilizzazione del versante a valle della discarica resisi necessari a causa del preesistente dissesto idrogeologico dell’area ove sorge l’impianto.
Nell’attesa di poter riprendere a sversare nella discarica di Sant’Arcangelo Trimonte, i Comuni della provincia di Benevento sono stati autorizzati ieri mattina con un provvedimento della ‘Mito’, la struttura per l’emergenza rifiuti, a conferire presso il Cdr di Casalduni. Un ritorno al passato che dovrebbe avere natura provvisoria, almeno negli auspici della ‘Mito’ che non vuole in alcun modo incrementare la produzione delle ecoballe.
I camion dell’Asia avevano raggiunto ieri mattina l’impianto di Sant’Arcangelo perchè non informati preventivamente dalla Daneco; nel pomeriggio i mezzi della ex municipalizzata del Comune di Benevento hanno quindi fatto rotta su Casalduni, dove è previsto che tornino anche oggi. In giornata si attendono nuove disposizioni per il prosieguo dell’attività, anche perchè, come detto, l’apertura della seconda vasca della discarica di ‘Nocecchia’ non è prevista prima di metà novembre.
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In Campania arresto per chi sarà sorpreso ad abbandonare rifiuti ‘ingombranti’ (lavatrici, materassi, ecc): lo ha deciso il Consiglio dei Ministri. “Con questa norma – ha spiegato il sottosegretario Bertolaso – si rischieranno da 6 mesi a 3 anni di reclusione: chi sarà colto in flagrante verrà arrestato”.
E a coloro che hanno inquinato la nostra terra con i rifiuti ? che dovremmo fare?
Il Governo continua a fare la voce “grossa”, ma fino adesso hanno causato solo danni alle popolazioni costrette a ricevere rifiuti e a sentire la puzza.
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Vertice in Prefettura questa mattina sulla sicurezza nel cantiere di lavoro della discarica di Sant’Arcangelo Trimonte, dopo la tragedia consumatasi nei giorni scorsi. All’incontro, presieduto dal prefetto Antonella De Miro, hanno partecipato il capomissione per la gestione dell’emergenza rifiuti in Campania Antonio Reppucci, il sindaco di Sant’Arcangelo Trimonte Aldo Giangregorio, il presidente della Provincia Aniello Cimitile, l’assessore provinciale all’Ambiente Gianluca Aceto, i responsabili della sicurezza del sito e le organizzazioni sindacali.
I rappresentanti della Rocca dei Rettori, in particolare, hanno affrontato il tema dei fattori di rischio e la situazione idrogeologica della zona della discarica. Si sono soffermati sul monitoraggio ambientale, soprattutto alla luce delle analisi che la stessa Daneco, la società che gestisce
l’impianto di Sant’Arcangelo Trimonte, comunicò a fine agosto alla Provincia e nelle quali si faceva riferimento a un sito contaminato anche da agenti cancerogeni. E’ stato posto, inoltre, il problema della bonifica delle due discariche precedentemente utilizzate, quella regionale e quella comunale, aggiungendo più avanti la questione delle emissioni di biogas che cominciano a interessare l’impianto di Sant’Arcangelo.
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E’ slittata all’11 dicembre l’udienza preliminare a carico delle sette persone per le quali il sostituto procuratore Antonio Clemente ha chiesto il rinvio a giudizio nell’ambito delle indagini sulla discarica di Tre Ponti a Montesarchio, condotte dai carabinieri del Nucleo di Polizia Giudiziaria presso la Procura.
Disastro ambientale, violazione delle procedure di ammissione dei rifiuti in discarica, sversamento di spazzatura non conforme: queste le accuse formulate nei riguardi dell’ex commissario straordinario per l’emergenza rifiuti in Campania Corrado Catenacci e di altre sei persone della struttura di Napoli e della ditta Fibe che gestiva l’impianto.
Ieri mattina, davanti al giudice per le udienze premilitari Rinaldi, sono state avanzate alcune questioni preliminari da parte degli avvocati degli imputati. Il magistrato non si è neanche espresso sulla richiesta del Comune di Montesarchio e della Provincia di Benevento di costituirsi parte civile.
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La morte di un giovane ragazzo può essere solo onorata.
La fiaccolata in memoria di Pasquale promossa dal CODISAM ha segnato un momento di aggregazione significativo e commovente. Centinaia di persone riunite in preghiera, con lo sguardo che andava sempre lì, a quella vasca, dove il giovane geometra ha trascorso gli ultimi attimi della sua vita. Un profondo sentimento di solidarietà univa quella folla, che con un gesto semplice e simbolico, dimostrava la propria vicinanza alla famiglia Russo.
Un gesto di pietà e umanità spontaneo, nato dalla coscienza che di fronte alla morte e alle sofferenze siamo tutti uguali e vulnerabili.
Malgrado le ipocrisie di qualcuno , non si è parlato di politica né è stato dato spazio alle critiche o a risentimenti. Non era certo la situazione adatta, né il luogo idoneo. C’è un momento per tutto nella vita: un momento per pregare e un momento per contestare. Almeno questa è stata sempre la filosofia del CODISAM. Ma, a quanto si apprende dai mezzi di informazione, nemmeno la morte di un giovane diciannovenne, è riuscita a incutere un po’ di pudore nella mente di qualche amministratore, di cui non se ne fa nome perché non degno neanche di essere citato; che, appresa la notizia della fiaccolata, ha prontamente gridato alla strumentalizzazione, incurante della tragedia avvenuta e della volontà della popolazione di unirsi in preghiera per sostenere i familiari di Pasquale. Considerare come uno strumento la morte di un ragazzo di 19 anni e il dolore di una famiglia, è di una villania e cinismo senza pari.
La loro affermazione non aveva nessuna base concreta, ma era dettata da una unica paura, del resto dichiarata pubblicamente anche nei giorni scorsi: la nascita di una protesta. Hanno cercato sempre di controllare le menti e l’agire dei loro sudditi, chiudendo la gente in casa e incutendo negli animi timori. Questi novelli feudatari guardano sempre con occhio circospetto ogni iniziativa che preveda l’unione e la comunione delle persone, pronti sempre a gridare al complotto e alla “strumentalizzazione”. Nemmeno le disgrazie riescono a mutare la loro mentalità e la loro politica del dividi et impera.
Su di una posizione diametralmente opposta, si è sempre posto il CODISAM, sin dalla sua fondazione, 15 mesi fa, quando esponeva tra i suoi principi promotori la “comunione, condivisione e corresponsabilità”.
Il Comitato è stato accusato di molte cose, sempre dalle stesse persone, sempre dagli stessi feudatari, ma essere tacciati di usare per fini personali una disgrazia simile è di una bassezza unica. Non solo perché il CODISAM ha sempre dichiarato pubblicamente di agire non per soddisfare ambizioni o tornaconti personali, ma per promuovere un sistema più giusto e democratico, per dare una speranza alle future generazioni e creare momenti di comunione civile, sempre più sentiti e necessari oggi a Sant’Arcangelo. Senza considerare poi, che l’iniziativa della fiaccolata in memoria del giovane geometra, ha trovato la spinta promotrice nelle mamme del nostro paese, perché solo una madre può comprendere il dolore per la perdita di un figlio. Un mazzo di fiori è stato deposto da loro sulla recinzione della discarica, non potendo, per la militarizzazione della zona, entrare e deporre i fiori nella vasca in cui Pasquale ha trovato la morte.
Molte persone sono intervenute alla fiaccolata per unirsi al dolore collettivo. I giovani che non si sono lasciati influenzare da false illazioni e provocazioni, si sono uniti in un momento di preghiera profondo e solidale.
I nostri più sentiti ringraziamenti vanno a chi ha permesso di onorare la memoria di Pasquale Russo: Carabinieri di Paduli, Laraba di Apice, Questura di Benevento e a tutti gli agenti presenti sul territorio.
I Comitati Regionali e Provinciali dei rifiuti, Tramite il CODISAM, parte integrante degli stessi, esprimono tutta la loro solidarietà per questo triste evento che ha colpito la Famiglia Russo.
Il CODISAM, incurante delle illazioni e falsità, non fermerà il suo cammino, perché nessuno può farci perdere la”speranza di lottare, la speranza di stare insieme, la speranza di un futuro migliore.”
Addetto Stampa CO.DI.S.AM.
Erika Farese
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La bara bianca di Pasquale Russo è entrata nella chiesa di S. Maria Assunta e San Bartolomeo di Apice, poco dopo le 11,00 di questa mattina.
Ad accoglierla una folla immensa, commossa, silenziosa, che si è aperta a formare due ali al passaggio del feretro dello sfortunato geometra, appena 19 anni, deceduto lunedì sera in quel tragico incidente presso la seconda vasca della discarica di Sant’Arcangelo Trimonte.
Ad accompagnare il suo arrivo in chiesa le note di una banda musicale, ad attenderlo il picchetto d’onore dell’Esercito, i giovani allievi dell’istituto comprensivo di Apice, tanta gente arrivata dalla vicina Montecalvo Irpino, dove Pasquale Russo risiedeva con la sua famiglia, originaria di Apice.
Commovente il rito funebre, con gli interventi del parroco, di un’amica di Pasquale, della cugina, del sindaco di Apice: da tutti un ricordo della bella persona che era Pasquale, un invito a darsi da fare perché simili tragedie non abbiano a ripetersi, e tante parole di conforto per cercare di lenire il dolore dei familiari.
Presenti tra gli altri il generale Giannini ed il prefetto Reppucci per il Commissariato all’emergenza rifiuti, il sottosegretario al welfare Viespoli, i primi cittadini di Sant’Arcangelo Trimonte e di Montecalvo Irpino, il prefetto De Miro, il questore Santoro, il colonnello dei Carabinieri Parrulli,il presidente della Provincia, Cimitile.
La salma è stata tumulata, dopo il rito fumebre, nel cimitero di Apice.
(Fonte: 82cento.it)
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Erano in quattro, uno ha visto morire il giovane geometra. «Ho urlato, ma è stato un attimo». Marco Leone è in ospedale. Ha una gamba schiacciata, sarà operato oggi. Direttore dei lavori, è anche uno dei due indagati.
Ecco il primo racconto sulla tragedia nella discarica. Ospedale Fatebenefratelli di Benevento, camera 234. «Di là, corridoio a pagamento», goffa indicazione di un infermiere. Il passaggio di classe l´ha chiesto la “Daneco Spa”, che gestisce la discarica di Sant´Arcangelo. Da Milano sono piombati i dirigenti.
Marco Leone, ingegnere di 34 anni, dell´Aquila, in società da due anni, è un paziente di riguardo. Sarà interrogato dal pm Marcella Pizzillo, è pronto ad assumersi da solo le responsabilità. Le riunisce in una sola parola. «Fatalità». Nient´altro sulla sicurezza del cantiere. Spiega: «Facevano le misurazioni io e Pasquale Russo, ragionavamo: la facciamo qua, magari più in là…Fissavamo la zona della nuova vasca».
La discarica ne ha già una, colma: 130 mila tonnellate, poi un´ordinanza per altre 50, poi ancora 44. Lotto 1. Dovrà alla fine ingoiare rifiuti per 700 mila. Ma che è successo alla vasca del Lotto 4, è vero che c´è una lesione? La domanda o le ferite provocano una smorfia di dolore. «No una frana. Stiamo riparando», sdrammatizza Leone. Cercavate quindi d´urgenza un´atra vasca, quella del Lotto 2? «Sì, prendevano le misure. Io e Pasquale».
Si insiste: ma eravate soli, vero? Ammette: «C´erano un consulente e un topografo, ma non mi chieda i loro nomi». Avanti, continui, ingegner Leone. «Eravamo curvi a misurare, la ruspa ha azionato la marcia indietro, ho urlato, la mia gamba era già sotto il cingolato, ho urlato ma è stato un attimo». Dice che tornerà alla discarica. È il suo lavoro.
Ma dovrà prima salvare la gamba, povero ingegnere. Si va a Sant´Arcangelo Trimonte. Tra colline che dolcemente guardano la Puglia. L´immondizia è una gobba alta già dieci metri, nel recinto protetto dall´Aeronautica. È classificato “teatro di operazione nazionale”, per distinguere le discariche dalle missioni all´estero.
Il capitano che dirige i carabinieri, Massimiliano Bolis, è rientrato proprio lunedì sera da Kabul. Neanche il tempo di lasciare lo zaino, cambiare divisa, ed è già qui. Fa caldo. Sole, un sole che opprime come il silenzio. Terribili le mosche.
La discarica della morte è ferma. Per lutto. Ma nella paralisi si leggono anche paura e rabbia. Un fascio di fiori ricorda la tragedia. Un ragazzo che se n´è andato a 19 anni, il geometra Pasquale Russo, schiacciato nel cinquantesimo giorno del suo primo lavoro da un caterpillar D6N ultima generazione, dotato purtroppo di retromarcia.
L´altro indagato con l´ingegner Leone è il “ruspista”, Vincenzo Giangrande di Casal di Principe, rintracciato dai carabinieri a Castel Volturno. Chiamò i soccorsi e urlando sparì. Ore 16 di lunedì. «Un incidente, che volete da me?» si dispera. Ha quasi cinquant´anni, i figli hanno l´età di Pasquale, il ragazzo martoriato dalle ruote cingolate della sua ruspa.
I fiori hanno una dedica. “Le mamme del Codisam”. Sono le donne del Comitato di Sant´Arcangelo, li hanno appesi alla rete dall´esterno. Sequestrata solo l´area con il caterpillar al centro. Nessuno può entrare. Passano solo i dirigenti della Daneco. Neanche Aldo Giangregorio, «geometra per dodici anni», ora macellaio, primo di 630 cittadini.
«Capisco la gioia del primo lavoro, facevo lo stesso mestiere». Ma il sindaco ora deve difendersi. «Chiediamo garanzie sul programma e la verità». Il presidente del Codisam, Nicola Colangelo, alza i toni. «Siamo come le pecore di Acerra, quelle chiuse in un recinto che aspettano rassegnate di andare al macello. Per la diossina. Avevamo l´aria purissima. Ci toccherà morire di immondizia per salvare Napoli. Guarda se apre Chiaiano».
Incalzano gli altri: «E guarda se viene Bertolaso da noi». Bertolaso invece arriva. Alle 17 è nell´obitorio dell´ospedale. Con il colonnello Alfredo Parrulli, con il prefetto e il questore Santoro. Abbraccia i genitori di Pasquale, una giovane coppia, hanno un´impresa. Porta le condoglianze di Silvio Berlusconi che ha chiuso l´undicesima visita a Napoli con un pensiero a Pasquale. Incontra i suoi amici. «Povero Pasquale, dov´è il suo sorriso?» ripetono sgomenti.
Sono di Montecalvo, «Pasquale era di Isca delle Rose», contrada dal nome gentile, sulla Benevento-Foggia. «Gentile era Pasquale», dicono i compagni di lavoro. Ha un camice bianco con macchie amaranto l´uomo che a modo suo mostra solidarietà sincera. Faccia rugosa, anziano. Lavora all´obitorio. Solo lui non piange. Fuma e impreca.
Fuma e bestemmia. «Sono andato io a raccoglierlo. Tutto il lato destro schiacciato dal cingolato. E la testa, la faccia…Ho tentato di cucire e aggiustare come meglio potevo, pensavo ai genitori che dovevano vederlo. Faccio da trent´anni questo mestiere, ma stanotte non ho dormito».
Smette il camice macchiato, oggi alle 10.30 ci sarà anche lui ai funerali a Montecalvo, 23 chilometri da qui, provincia di Avellino. La sua mano grossa ha lasciato l´ultima carezza su quella faccia che quasi non c´era più.
Fonte: Repubblica.it
http://napoli.repubblica.it/dettaglio/SantArcangelo-nella-discarica-della-morte/1531059/2
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1. Il datore di lavoro, che esercita le attivita’ di cui all’articolo 3, e i dirigenti, che organizzano e dirigono le stesse attivita’ secondo le attribuzioni e competenze ad essi conferite, devono:
a)nominare il medico competente per l’effettuazione della sorveglianza sanitaria nei casi previsti dal presente decreto legislativo.
b)designare preventivamente i lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei luoghi di lavoro in caso di pericolo grave e immediato, di salvataggio, di primo soccorso e, comunque, di gestione dell’emergenza;
c)nell’affidare i compiti ai lavoratori, tenere conto delle capacita’ e delle condizioni degli stessi in rapporto alla loro salute e alla sicurezza;
d)fornire ai lavoratori i necessari e idonei dispositivi di protezione individuale, sentito il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e il medico competente, ove presente;
e)prendere le misure appropriate affinche’ soltanto i lavoratori che hanno ricevuto adeguate istruzioni e specifico addestramento accedano alle zone che li espongono ad un rischio grave e specifico;
f)richiedere l’osservanza da parte dei singoli lavoratori delle norme vigenti, nonche’ delle disposizioni aziendali in materia di sicurezza e di igiene del lavoro e di uso dei mezzi di protezione collettivi e dei dispositivi di protezione individuali messi a loro disposizione;
g)richiedere al medico competente l’osservanza degli obblighi previsti a suo carico nel presente decreto;
h)adottare le misure per il controllo delle situazioni di rischio in caso di emergenza e dare istruzioni affinche’ i lavoratori, in caso di pericolo grave, immediato ed inevitabile, abbandonino il posto di lavoro o la zona pericolosa;
i)informare il piu’ presto possibile i lavoratori esposti al rischio di un pericolo grave e immediato circa il rischio stesso e le disposizioni prese o da prendere in materia di protezione;
l)adempiere agli obblighi di informazione, formazione e addestramento di cui agli articoli 36 e 37;
m)astenersi, salvo eccezione debitamente motivata da esigenze di tutela della salute e sicurezza, dal richiedere ai lavoratori di riprendere la loro attivita’ in una situazione di lavoro in cui persiste un pericolo grave e immediato;
n)consentire ai lavoratori di verificare, mediante il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, l’applicazione delle misure di sicurezza e di protezione della salute;
o)consegnare tempestivamente al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, su richiesta di questi e per l’espletamento della sua funzione, copia del documento di cui all’articolo 17, comma 1, lettera a), nonche’ consentire al medesimo rappresentante di accedere ai dati di cui alla lettera r);
p)elaborare il documento di cui all’articolo 26, comma 3, e, su richiesta di questi e per l’espletamento della sua funzione, consegnarne tempestivamente copia ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza;
q)prendere appropriati provvedimenti per evitare che le misure tecniche adottate possano causare rischi per la salute della popolazione o deteriorare l’ambiente esterno verificando periodicamente la perdurante assenza di rischio;
r)comunicare all’INAIL, o all’IPSEMA, in relazione alle rispettive competenze, a fini statistici e informativi, i dati relativi agli infortuni sul lavoro che comportino un’assenza dal lavoro di almeno un giorno, escluso quello dell’evento e, a fini assicurativi, le informazioni relative agli infortuni sul lavoro che comportino un’assenza dal lavoro superiore a tre giorni;
s)consultare il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza nelle ipotesi di cui all’articolo 50;
t)adottare le misure necessarie ai fini della prevenzione incendi e dell’evacuazione dei luoghi di lavoro, nonche’ per il caso di pericolo grave e immediato, secondo le disposizioni di cui all’articolo 43. Tali misure devono essere adeguate alla natura dell’attivita’, alle dimensioni dell’azienda o dell’unita’ produttiva, e al numero delle persone presenti;
u)nell’ambito dello svolgimento di attivita’ in regime di appalto e di subappalto, munire i lavoratori di apposita tessera di riconoscimento, corredata di fotografia, contenente le generalita’ del lavoratore e l’indicazione del datore di lavoro;
v)nelle unita’ produttive con piu’ di 15 lavoratori, convocare la riunione periodica di cui all’articolo 35;
z)aggiornare le misure di prevenzione in relazione ai mutamenti organizzativi e produttivi che hanno rilevanza ai fini della salute e sicurezza del lavoro, o in relazione al grado di evoluzione della tecnica della prevenzione e della protezione;
aa)comunicare annualmente all’INAIL i nominativi dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza;
bb)vigilare affinche’ i lavoratori per i quali vige l’obbligo di sorveglianza sanitaria non siano adibiti alla mansione lavorativa specifica senza il prescritto giudizio di idoneita’.
2. Il datore di lavoro fornisce al servizio di prevenzione e protezione ed al medico competente informazioni in merito a:
a)la natura dei rischi;
b)l’organizzazione del lavoro, la programmazione e l’attuazione delle misure preventive e protettive;
c)la descrizione degli impianti e dei processi produttivi;
d)i dati di cui al comma 1, lettera r), e quelli relativi alle malattie professionali;
e)i provvedimenti adottati dagli organi di vigilanza.
3. Gli obblighi relativi agli interventi strutturali e di manutenzione necessari per assicurare, ai sensi del presente decreto legislativo, la sicurezza dei locali e degli edifici assegnati in uso a pubbliche amministrazioni o a pubblici uffici, ivi comprese le istituzioni scolastiche ed educative, restano a carico dell’amministrazione tenuta, per effetto di norme o convenzioni, alla loro fornitura e manutenzione. In tale caso gli obblighi previsti dalpresente decreto legislativo, relativamente ai predetti interventi, si intendono assolti, da parte dei dirigenti o funzionari preposti agli uffici interessati, con la richiesta del loro adempimento all’amministrazione competente o al soggetto che ne ha l’obbligo giuridico.
Art. 46. Prevenzione incendi
1. La prevenzione incendi e’ la funzione di preminente interesse pubblico, di esclusiva competenza statuale, diretta a conseguire, secondo criteri applicativi uniformi sul territorio nazionale, gli obiettivi di sicurezza della vita umana, di incolumita’ delle persone e di tutela dei beni e dell’ambiente.
2. Nei luoghi di lavoro soggetti al presente decreto legislativo devono essere adottate idonee misure per prevenire gli incendi e per tutelare l’incolumita’ dei lavoratori.
3. Fermo restando quanto previsto dal decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139 e dalle disposizioni concernenti la prevenzione incendi di cui al presente decreto, i Ministri dell’interno, del lavoro e della previdenza sociale, in relazione ai fattori di rischio, adottano uno o piu’ decreti nei quali sono definiti:
a)i criteri diretti atti ad individuare:
1)misure intese ad evitare l’insorgere di un incendio ed a limitarne le conseguenze qualora esso si verifichi;
2)misure precauzionali di esercizio;
3)metodi di controllo e manutenzione degli impianti e delle attrezzature antincendio;
4)criteri per la gestione delle emergenze;
b)le caratteristiche dello specifico servizio di prevenzione e protezione antincendio, compresi i requisiti del personale addetto e la sua formazione.
4. Fino all’adozione dei decreti di cui al comma 3, continuano ad applicarsi i criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione delle emergenze nei luoghi di lavoro di cui al decreto del Ministro dell’interno in data 10 marzo 1998.
5. Al fine di favorire il miglioramento dei livelli di sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro, ed ai sensi dell’articolo 14, comma 2, lettera h), del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139, con decreto del Ministro dell’interno sono istituiti, presso ogni direzione regionale dei vigili del fuoco, dei nuclei specialistici per l’effettuazione di una specifica attivita’ di assistenza alle aziende. Il medesimo decreto contiene le procedure per l’espletamento della attivita’ di assistenza.
6. In relazione ai principi di cui ai commi precedenti, ogni disposizione contenuta nel presente decreto legislativo, concernente aspetti di prevenzione incendi, sia per l’attivita’ di disciplina che di controllo, deve essere riferita agli organi centrali e periferici del Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile, di cui agli articoli 1 e 2 del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139. Restano ferme le rispettive competenze di cui all’articolo 13.
7. Le maggiori risorse derivanti dall’espletamento della funzione di controllo di cui al presente articolo, sono rassegnate al Corpo nazionale dei vigili per il miglioramento dei livelli di sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro.
Art. 225. Misure specifiche di protezione e di prevenzione
1. Il datore di lavoro, sulla base dell’attivita’ e della valutazione dei rischi di cui all’articolo 223, provvede affinche’ il rischio sia eliminato o ridotto mediante la sostituzione, qualora la natura dell’attivita’ lo consenta, con altri agenti o processi che, nelle condizioni di uso, non sono o sono meno pericolosi per la salute dei lavoratori. Quando la natura dell’attivita’ non consente di eliminare il rischio attraverso la sostituzione il datore di lavoro garantisce che il rischio sia ridotto mediante l’applicazione delle seguenti misure da adottarsi nel seguente ordine di priorita’:
a) progettazione di appropriati processi lavorativi e controlli tecnici, nonche’ uso di attrezzature e materiali adeguati;
b) appropriate misure organizzative e di protezione collettive alla fonte del rischio;
c) misure di protezione individuali, compresi i dispositivi di protezione individuali, qualora non si riesca a prevenire con altri mezzi l’esposizione;
d) sorveglianza sanitaria dei lavoratori a norma degli articoli 229 e 230.
2. Salvo che possa dimostrare con altri mezzi il conseguimento di un adeguato livello di prevenzione e di protezione, il datore di lavoro, periodicamente ed ogni qualvolta sono modificate le condizioni che possono influire sull’esposizione, provvede ad effettuare la misurazione degli agenti che possono presentare un rischio per la salute, con metodiche standardizzate di cui e’ riportato un elenco meramente indicativo nell’allegato XLI o in loro assenza, con metodiche appropriate e con particolare riferimento ai valori limite di esposizione professionale e per periodi rappresentativi dell’esposizione in termini spazio temporali.
3. Quando sia stato superato un valore limite di esposizione professionale stabilito dalla normativa vigente il datore di lavoro identifica e rimuove le cause che hanno cagionato tale superamento dell’evento, adottando immediatamente le misure appropriate di prevenzione e protezione.
4. I risultati delle misurazioni di cui al comma 2 sono allegati ai documenti di valutazione dei rischi e resi noti ai rappresentanti per la sicurezza dei lavoratori. Il datore di lavoro tiene conto delle misurazioni effettuate ai sensi del comma 2 per l’adempimento degli obblighi conseguenti alla valutazione dei rischi di cui all’articolo 223. Sulla base della valutazione dei rischi e dei principi generali di prevenzione e protezione, il datore di lavoro adotta le misure tecniche e organizzative adeguate alla natura delle operazioni, compresi l’immagazzinamento, la manipolazione e l’isolamento di agenti chimici incompatibili fra di loro; in particolare, il datore di lavoro previene sul luogo di lavoro la presenza di concentrazioni pericolose di sostanze infiammabili o quantita’ pericolose di sostanze chimicamente instabili.
5. Laddove la natura dell’attivita’ lavorativa non consenta di prevenire sul luogo di lavoro la presenza di concentrazioni pericolose di sostanze infiammabili o quantita’ pericolose di sostanze chimicamente instabili, il datore di lavoro deve in particolare:
a)evitare la presenza di fonti di accensione che potrebbero dar luogo a incendi ed esplosioni, o l’esistenza di condizioni avverse che potrebbero provocare effetti fisici dannosi ad opera di sostanze o miscele di sostanze chimicamente instabili;
b)limitare, anche attraverso misure procedurali ed organizzative previste dalla normativa vigente, gli effetti pregiudizievoli sulla salute e la sicurezza dei lavoratori in caso di incendio o di esplosione dovuti all’accensione di sostanze infiammabili, o gli effetti dannosi derivanti da sostanze o miscele di sostanze chimicamente instabili.
6. Il datore di lavoro mette a disposizione attrezzature di lavoro ed adotta sistemi di protezione collettiva ed individuale conformi alle disposizioni legislative e regolamentari pertinenti, in particolare per quanto riguarda l’uso dei suddetti mezzi in atmosfere potenzialmente esplosive.
7. Il datore di lavoro adotta misure per assicurare un sufficiente controllo degli impianti, apparecchi e macchinari, anche mettendo a disposizione sistemi e dispositivi finalizzati alla limitazione del rischio di esplosione o dispositivi per limitare la pressione delle esplosioni.
8. Il datore di lavoro informa i lavoratori del superamento dei valori limite di esposizione professionale, delle cause dell’evento e delle misure di prevenzione e protezione adottate e ne da’ comunicazione, senza indugio, all’organo di vigilanza.
… e tutti gli allegati!C
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